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La storia

Profughi ucraini, una casa per trovare pace

La parrocchia di Crevenna d’Erba accoglie due famiglie in appartamenti di sua proprietà. E la Caritas locale le guida in un percorso verso l’autonomia

di Miryam Colombo

3 Novembre 2022
Una delle due famiglie a colloquio con il vicario parrocchiale don Ettore Dubini

Sono diversi i significati attribuibili alla parola «casa». Innanzitutto c’è quello tecnico e pragmatico di luogo fisico: una costruzione realizzata per ospitare una o più persone, un riparo, un edificio pensato per rispondere alle esigenze dei suoi abitanti. C’è poi il valore affettivo e metaforico di casa intesa come «famiglia»: all’interno delle mura domestiche si custodiscono e si coltivano i rapporti più intimi, si condividono gioie e fatiche, si cercano protezione e comprensione. Il legame tra la dimensione “spaziale” e quella “umana” è tanto stretto che la lingua stessa ha posto i due termini in sovrapposizione.

Casa Maddalena e Casa San Giorgio

Due accezioni che ben descrivono le storie di Casa Maddalena e Casa San Giorgio, abitazioni di proprietà della parrocchia Santa Maria Maddalena di Crevenna d’Erba, destinate alle famiglie in difficoltà o di profughi individuate dalla rete di accoglienza per l’emergenza abitativa del nucleo Caritas della locale Comunità pastorale Sant’Eufemia. Un servizio che da tempo garantisce assistenza e vicinanza a persone in difficoltà e che oggi, nei due appartamenti (recentemente restaurati grazie a un contributo della Diocesi e alla generosità dei parrocchiani), ospita due famiglie provenienti dall’Ucraina: si tratta di due mamme e dei loro bambini, reduci da un primo periodo di soggiorno alla vicina Oasi francescana di Santa Maria degli Angeli (leggi qui).

Chiamati all’ospitalità

«I due appartamenti rappresentano la nostra vocazione all’ospitalità», spiega il vicario parrocchiale don Ettore Dubini. Una vocazione che si manifesta in forme diverse: nel sostegno economico elargito dai fedeli, nella cura e attenzione dei volontari che provvedono alla manutenzione dei locali, nell’assistenza concreta e morale degli operatori che instancabilmente accompagnano gli ospiti in un percorso di autonomia.

«Casa Maddalena è parte della rete dal 2007, mentre Casa San Giorgio si è resa disponibile da un anno – specifica don Ettore -. La gestione di questi immobili richiede molte energie e nulla sarebbe possibile senza il contributo di tante persone che si mettono a disposizione con grande altruismo. Il loro lavoro è prezioso e testimonia concretamente il senso dell’accoglienza. Accanto a loro anche gli ospiti danno il loro contributo. L’intero sforzo è poi condiviso dalla nostra Comunità pastorale. Una sinergia fondamentale e irrinunciabile per garantire questo servizio».

Il ruolo della Caritas

«Nei mesi passati all’Oasi le due famiglie ucraine si sono date aiuto reciproco – sottolinea Giovanna Marelli, referente locale della Caritas -. Per questo motivo sono stati cercati due alloggi vicini, in modo che potessero continuare a frequentarsi senza difficoltà. Una delle due mamme ha già trovato un lavoro part-time e sta facendo di tutto perché i figli possano integrarsi; l’altra, invece, è tornata momentaneamente in Ucraina insieme alla figlia per recuperare gli altri due bambini che aveva affidato alla nonna».

Due storie tra le tante con cui ogni giorno i volontari Caritas vengono in contatto e per le quali vengono attivate risorse e percorsi: «Con le persone ospitate stringiamo accordi di accoglienza che prevedono la costruzione di un progetto che li porti progressivamente all’autonomia – continua Marelli -. Non è semplice: gli operatori sono spesso insufficienti rispetto alle necessità e i tempi sono spesso molto lunghi, ma si lavora in modi diversi perché queste persone possano avere una nuova prospettiva».

Ecco allora che «casa» diventa il luogo in cui crescere e da cui ripartire per costruire un nuovo futuro.

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