Rimandate a causa della pandemia, le ordinazioni presbiterali saranno presiedute in Duomo alle 9 dall’Arcivescovo. Celebrazione su invito, ma è possibile seguirla grazie alla diretta tv, radio e web. Oltre ai 22 ordinandi ambrosiani è presente un candidato del Nicaragua, Esler Salatiel Miranda Cruz, che non appartiene al clero diocesano, ma che avrà una destinazione in Diocesi

di Ylenia SPINELLI

preti 2020

Negli annali della Chiesa di Milano verrà ricordata come la classe della pandemia, eppure di davvero “virale” nella storia vocazionale e nelle vite dei candidati al sacerdozio 2020 c’è la passione contagiosa per Gesù e la voglia di testimoniarlo «Perché il mondo creda», come recita il loro motto.

Una passione coltivata e fortificata nelle lunghe settimane di lockdown, quando non si poteva essere comunità e gli incontri e gli ultimi esami (tra cui il famoso “Moralone” che abilita alla Confessione) si svolgevano a distanza, sulle piattaforme on line.

Per motivi di sicurezza, la loro ordinazione è stata spostata dal 13 giugno al 5 settembre, nella solenne celebrazione nel Duomo di Milano, presieduta dall’arcivescovo monsignor Mario Delpini a partire dalle 9. Ai 22 seminaristi ambrosiani si unisce un diacono nicaraguense, Esler Salatiel Miranda Cruz, che non appartiene al clero diocesano, ma che ha completato i suoi studi in Diocesi. Ha ricevuto l’ordinazione diaconale nel suo Paese, vive in Italia da alcuni anni e avrà una destinazione in Diocesi, non ancora formalizzata.

In Cattedrale saranno presenti, oltre ai familiari dei futuri presbiteri, gli amici e i fedeli delle parrocchie, seppure in numero contingentato a causa delle misure di distanziamento sociale dovute all’emergenza sanitaria. Tuttavia chi non potrà essere presente fisicamente, potrà seguire la cerimonia grazie alla diretta su Chiesa Tv (canale 195 del digitale terrestre), Telepace (canale 187 del digitale terrestre), Radio Mater, www.chiesadimilano.it e sul canale Youtube.com/chiesadimilano.

Lo spostamento della data dell’ordinazione inevitabilmente ha generato in ognuno dei candidati emozioni differenti, a volte contrastanti, che però hanno avuto il tempo di essere rielaborate. Di sicuro, l’attesa più lunga è stata occasione propizia per tornare in profondità, alle radici della scelta vocazionale e dell’esperienza di fede, differente per ciascuno. Non solo l’ambiente parrocchiale e oratoriano è stato decisivo: alcuni candidati hanno avuto incontri con movimenti o con istituti missionari, capaci di cambiare le loro esistenze.

I futuri preti della Diocesi di Milano, provengono principalmente dalla Zona di Monza e di Lecco, hanno un’età compresa tra i 25 e i 38 anni e diversi percorsi di studio e lavorativi alle spalle.

Il maggiore della classe è Luigi Marcucci, originario della parrocchia San Giovanni Battista di Binago, che è entrato in Seminario a 32 anni e ha fatto l’insegnante di religione. «Tra i banchi di scuola ho avuto la conferma della chiamata del Signore – afferma – e molto di quello che sono lo devo ai ragazzi che Dio mi ha dato di incontrare».

Simone Zappa, cresciuto nella parrocchia di San Paolo a Cantù, è invece il più giovane. «Il desiderio di diventare sacerdote – ha raccontato – mi ha accompagnato sin dalle elementari, ma è tornato forte in quarta liceo quando, durante una confessione, il coadiutore mi ha invitato a pensare seriamente alla vocazione sacerdotale».

Il prefetto della classe, Giacomo Trevisan, dopo il liceo si è iscritto a Ingegneria aerospaziale. «Le stelle mi avevano conquistato – spiega -. Anni belli e intensi, poi decisi di cambiare aria e feci l’Erasmus in Germania; pensavo di farmi le ossa, imparare una nuova lingua, scoprire l’ingegneria tedesca. In realtà stavo cercando di capire qualcosa di me e di Dio».

«Rileggendo la mia storia – racconta invece Marco Ruffinoni di Introbio in Valsassina – ritengo che siano stati determinanti la testimonianza e l’esempio dei sacerdoti che ho incontrato nella mia parrocchia di Sant’Antonio Abate, la fede semplice e genuina, ma forte, dei nonni, l’attenzione affettuosa di alcune suore e consacrate. Tutte queste esperienze del quotidiano hanno fatto maturare in me il desiderio di una ricerca vocazionale seria e autentica, che si è concretizzata nel percorso dei “Salti di qualità” nel 2014».

Una classe poliedrica, dunque, come spesso capita, con tanti carismi, che ne determinano la ricchezza. Le differenti storie e i diversi cammini di questi seminaristi si sono però ritrovati in un unico itinerario, che li condurrà al sacerdozio seguendo il versetto di Giovanni 17,21 «Perché il mondo creda». Inserito nel più ampio contesto della preghiera che Gesù rivolge al Padre nell’ora della passione, il motto richiama i candidati a due aspetti significativi per il ministero. Anzitutto “l’essere uno”: solo la comunione con Dio e l’autentica fraternità, sostenute dal pane della Parola e dell’Eucaristia, può rendere credibile l’annuncio del Vangelo. Quindi “l’essere presi a servizio” per l’umanità. «Desideriamo che la nostra vita sia una testimonianza autentica – concordano i 22 futuri preti – perché il mondo creda che ogni persona è amata e chiamata da Dio in modo del tutto speciale, proprio come è successo a noi».

Il 27 giugno hanno ricevuto dall’Arcivescovo le destinazioni, ovvero le comunità dove svolgeranno il loro servizio, inizialmente da diaconi e poi da preti. Momento-clou di un’estate che è stata occasione di riflessione sul ministero, il pellegrinaggio a Roma con l’incontro con papa Francesco.

Nella settimana precedente l’ordinazione gli Esercizi spirituali si svolgeranno al Seminario di Venegono. Sono stati i candidati stessi a scegliere questo luogo, che li ha visti crescere nella fede e da cui si sono dovuti repentinamente allontanare nei mesi scorsi, al termine della quarantena. Qui si ritroveranno un’ultima volta tutti insieme, in raccoglimento e preghiera, prima di partire alla volta del Duomo.

 

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