Sono cinque i propositi per vivere l’oratorio a partire dal prendersi cura gli uni degli altri per fare il bene di tutti. Sono quelli che l’Arcivescovo esprime in un videomessaggio, prendendo parte, da remoto, all’Assemblea diocesana degli Oratori ambrosiani che si svolge presso la parrocchia di Santa Maria del Rosario a Milano.
I 5 propositi dell’Arcivescovo
«Ci prendiamo cura di te, di voi. L’oratorio non è un condominio in cui convivono diverse persone e associazioni, ma è un “noi”, cioè le famiglie, le attività sportive, del doposcuola, le proposte educative dell’oratorio sono chiamate a formulare un progetto educativo condiviso e ad assumersi le proprie specifiche responsabilità. Noi ci prendiamo cura di te e di voi, perché amiamo il vostro futuro e l’oratorio non è un parcheggio, non è un luogo per il divertimento, ma è una comunità che accompagna verso il futuro: i ragazzi le ragazze non sono destinati a restare tali, ma a realizzare la loro vocazione. Il vostro futuro è promettente e noi ve lo testimoniamo essendo adulti contenti di essere adulti e contenti di essere cristiani. Noi ci prendiamo cura di voi perché tutto quello che siete è promettente e, quindi, è necessario aiutarvi ad accogliere con gratitudine le vostre caratteristiche e ad accettare con realismo i vostri limiti: accettare, accogliere il proprio corpo, le proprie capacità, le proprie inadeguatezze»
E, ancora, prosegue il vescovo Mario Delpini. «Noi ci prendiamo cura di ciascuno di voi, perché il mondo si costruisce solo insieme. Essere insieme, cioè abituarsi al gioco di squadra, imparare ad apprezzare le persone con cui si gioca, si fa catechismo, si va in montagna. Il gioco di squadra è un luogo dove maturano le libertà e dove le proprie capacità vengono messe a frutto con l’esercizio, con la disciplina, con gli allenamenti, con le correzioni».
«I limiti e le sconfitte fanno parte della vita, ma per chi crede nel Signore, per chi lavora in oratorio, per le famiglie che accompagnano i loro figli, i limiti delle sconfitte sono solo luoghi dove si può imparare a fare meglio».
È stata questa la consegna, proposta da monsignor Delpini al centro della mattinata dell’Assemblea, come una sorta di sintesi unitaria del cammino fatto e da fare, con l’entusiasmo e l’impegno che, da sempre, caratterizzano la Fom, ma in questo periodo di Olimpiadi e Paralimpiadi, con una responsabilità in più. Dimostrare che lo sport di base è una risorsa grande anche per quello di vertice e un esempio per tutti di valori autenticamente vissuti. Come testimonia il grande successo in atto delle attività della Diocesi, affidate alla Fondazione degli Oratori Milanesi in occasione dei Giochi, con il titolo complessivo “For Each Other – L’Uno per l’Altro”.
L’intervista al giornalista Luigi Garlando
Presenti il vicario episcopale di Settore, don Giuseppe Como, che ha aperto i Lavori, il moderator Curiae, monsignor Carlo Azzimonti, il direttore della Fom, don Stefano Guidi, molti sacerdoti impegnati nelle pastorali giovanili sul territorio, volontari, animatori, allenatori e genitori, l’Assemblea ha visto un primo dialogo tra il notissimo giornalista della “Gazzetta dello Sport”, Luigi Garlando, e, appunto, don Guidi.
«Sono cresciuto nell’oratorio di San Martino in Lambrate e nella società sportiva “Giglio Bianco”», racconta Garlando. «C’è sempre più bisogno di oratorio: la prima parola che mi viene in mente è accoglienza, mentre nel mondo agonistico la parola di moda è selezione. Valori come la passione, il sogno, vengono trascurati, mentre in oratorio si dà la possibilità a tutti di giocare. L’oratorio è un luogo di formazione, è la forza dello sport davanti alla fragilità e al clima di precarietà che oggi si respira. Per le società di vertice il punto di arrivo è avere i ragazzi come figurine dell’album Panini, mentre la battaglia – come disse allo stesso Garlando un famoso campione del calcio di serie A -, è restare persone, scendere dalle figurine». Esattamente come è per il campioncino, ma pieno di umanità, Tommy, protagonista della fortunata serie di racconti per ragazzi scritta dal giornalista, “Gol”.

«Un campione è un compagno di gioco anche se in competizione, ma oggi abbiamo stravolto questa parola che inizia, nella sua etimologia con il “cum” latino “insieme”, mentre noi l’abbiamo trasformata in lotta. La vera sfida è coinvolgere anche i genitori che, a volte, danno il peggio di loro. Lo sport è allenamento anche alla legalità», conclude Garlando. E se lo dice uno che ha venduto 1 milione di copie del suo libro “Per questo mi chiamo Giovanni”, dedicato al giudice Falcone, c’è da crederci.
Parole condivise da Fefè De Giorgi, allenatore della squadra nazionale di pallavolo maschile, collegato dalla sede Fom. «Lo sport educa alla sconfitta perché educa alla ripartenza e affrontare continuamente questa alternanza crea un percorso di crescita. L’oratorio dà, poi, continuità nel percorso educativo perché vi si praticano dei valori: è un passaggio importante per la vita. Agli allenatori dico di accompagnare i ragazzi, non di sostituirsi a loro, dedicando tempo alla crescita».
Le testimonianze
Poi, una seconda parte della mattinata con le testimonianze, per cui salgono sul palco Davide Galluccio, presidente Usob Bareggio, Paola Gallo, una mamma, Sara Pelucchi, allenatrice di Pallavolo Sds di Cinisello Balsamo, Paola Piermartini, vice presidente Ascot Triante Monza, Diego Vicario, presidente Spes Milano, don Manuel Mazzucco sacerdote a Gaggiano.
Chiarissimo ciò che ne emerge: le società sportive e l’oratorio possono e devono sempre più collaborare «perché i ragazzi che educhiamo sono gli stessi», perché «possiamo contare sul circolo virtuoso del volontariato», perché i giovani «che magari giocano a pallavolo, poi diventano anche educatori in oratorio e viceversa».
«La società sportiva in oratorio anima: seminiamo missionarietà e ci facciamo carico anche delle famiglie specie di quelle in difficoltà. Questa è la differenza. Il rischio è di in percorsi paralleli, mentre serve il dialogo», spiega Vicario che parla delle due attività formative concrete realizzate insieme da società sportiva e oratorio nella Spes Milano «sulla gestione della rabbia e dei ragazzi difficili e che hanno riscosso tanto successo».

Impegno, dialogo e relazione
Infine, dopo i Lavori di Gruppo con i facilitatori, a trarre le fila dell’Assemblea è don Stefano Guidi. «Mi è piaciuto molto quello che diceva Garlando, ad esempio, sull’educare a vincere», sottolinea il direttore Fom. «Noi più facilmente pensiamo al fallimento, a come lo sport insegni a perdere e a cogliere gli aspetti educativi anche nell’esperienza della sconfitta. Questo è sicuramente vero, ma c’è anche il tema dell’educare a vincere che io traduco nel tema dell’impegno, del non darsi per vinti, dell’avere un obiettivo grande, mettendo in gioco tutte le proprie forze. Coloro che hanno il grande obiettivo dell’educazione devono crederci».
Inoltre, secondo don Guidi, un punto fondamentale è il dialogo tra adulti ed educatori. «È una fortuna avere nei nostri oratori la società sportiva, perché questo ci permette di accompagnare in modo più completo il vissuto dei nostri ragazzi. Che cosa è indispensabile? Che gli adulti si parlino tra loro, si confrontino. Questo fa crescere anche noi. La terza parola che vorrei consegnare è la relazione. Dai racconti di questa mattina appare davvero l’immagine di una comunità cristiana che preserva, promuove e ospita ancora esperienze di grande umanità. Questo non dobbiamo perderlo, è qualcosa che ci ricollega al Vangelo e diventa quel grande contributo di umanità e di umanizzazione che possiamo offrire a questa società che è sempre più tentata da un individualismo che, alla fine, diventa isolamento».




