«Uomini grandi che abbiamo conosciuto, ammirato, con cui abbiamo collaborato»: queste le parole con cui l’Arcivescovo ha definito i suoi predecessori, presiedendo in Duomo la celebrazione eucaristica nella memoria liturgica del beato cardinale Alfredo Ildefonso Schuster e commemorando i cardinali Giovanni Colombo, Carlo Maria Martini – scomparso proprio il 31 agosto 2012 e del quale nel 2027 si ricorderà il centenario della nascita con numerosi eventi – e Dionigi Tettamanzi.
La celebrazione
Circa una cinquantina i sacerdoti – tra cui sei vescovi, i canonici del Capitolo metropolitano, i membri del Cem e il presidente della Fondazione Carlo Maria Martini padre Carlo Casalone – che hanno concelebrato il rito in Cattedrale, dove hanno trovato posto molti fedeli. In prima fila, l’assessore Marco Granelli con la fascia tricolore in rappresentanza del sindaco Sala, parenti e collaboratori degli Arcivescovi scomparsi, ai quali, dopo il saluto iniziale dell’arciprete del Duomo, monsignor Gianantonio Borgonovo, ha fatto più volte riferimento il vescovo Mario nella sua omelia. Una riflessione significativamente intitolata «Apologia del ministero», ispirata dalla prima Lettera di san Paolo ai Tessalonicesi, nella quale l’apostolo si difende dalle critiche.

Le accuse a chi ha responsabilità
«Paolo deve difendersi da accuse e insinuazioni. Sembra però che sia costante e forse inevitabile che chi occupa un posto di responsabilità sia destinatario di critiche e insinuazioni, di sospetti, di accuse di favoritismi e di preferenze discriminatorie», ha infatti sottolineato monsignor Delpini, aggiungendo: «Nelle vicende del cardinal Schuster e degli Arcivescovi per cui preghiamo in questa eucaristia non è difficile riconoscere episodi di contestazione, atteggiamenti critici, mormorazioni sprezzanti».
E se pure «chi assume responsabilità è circondato di onori, attenzioni, apprezzamenti», sempre, «in modo più o meno evidente e aggressivo, diventa anche un bersaglio: è quello che ci si deve aspettare a ogni livello di responsabilità e in ogni ruolo – ha notato l’Arcivescovo -. Talora si deve riconoscere che le critiche non sono infondate e che nessuno è perfetto e ineccepibile. Le critiche esplicite, formulate per amore della Chiesa e della sua missione, possono essere costruttive, un aiuto a correggere il proprio comportamento personale e le scelte pastorali», ma non lo sono «le critiche infondate che esprimevano pregiudizi e cattiverie, piuttosto che un desiderio di camminare insieme», comunque accolte senza risentimento dai Vescovi.

Il giudizio di Dio
In questo si è mostrata la loro esemplarità – ha suggerito ancora l’Arcivescovo -, «perché l’apostolo e tutti i santi pastori hanno come criterio il riferimento alla propria coscienza, all’intima libertà spirituale che vive la propria vita come un dono senza riserve. Ogni gesto, ogni parola, ogni comportamento possono essere fraintesi: il pregiudizio è più determinante dell’evidenza della realtà. Ma il santo non si propone in primo luogo un comportamento per convincere delle sue buone intenzioni con una specie di seduzione. Ciò che decide il suo comportamento è il giudizio di Dio, non il consenso o il favore della gente».
Così è anche per le questioni economiche e per l’affetto verso le persone che tutti i vescovi hanno sempre dimostrato tenendo fermo «il principio di ciò che rende fecondo il ministero: rimanere in Gesù, entrare nella sua amicizia, vivere di lui e della sua parola».
Da qui la conclusione. «Questi tratti sono anche un invito a riflettere su di noi, sul nostro comportamento, sul modo in cui esercitiamo le responsabilità. Tre sono gli argomenti che indicano che stiamo facendo bene: la libertà interiore da ogni ricerca di popolarità; il disinteresse economico; l’intensità dell’affetto che convince a dare non solo il Vangelo, ma la propria stessa vita».

Infine, come tradizione, la breve processione dell’Arcivescovo e dei concelebranti alle tombe dei cardinali Martini, Colombo e Tettamanzi, con l’aspersione delle sepolture e la preghiera silenziosa e la benedizione conclusiva dall’altare del beato Schuster.



