Alla Casa della Carità l'intervento dell'Arcivescovo all'evento caratterizzato dalla parola-chiave «ospitalità», promosso nel contesto della Settimana ecumenica

di Annamaria Braccini

Settimana ecumenica Casa della Carità

I sensi malati e quelli sani, «come le mani guarite che esprimono la cordialità che stringe alleanze, promette pace, celebra la riconciliazione». È una sorta di viaggio simbolico attraverso i sensi – l’udito, la vista, l’olfatto, il tatto e il gusto – quello che si compie nell’Auditorium della Casa della Carità, alla presenza dell’Arcivescovo, come momento inserito negli eventi promossi dal Consiglio delle Chiese cristiane di Milano per la Settimana di preghiera per l’unità, e dedicato al “senso dell’ospitalità”.

Senso, appunto, «nel duplice valore di significato e di aspetto sensoriale», come spiega don Lorenzo Maggioni, vicepresidente del Cccm, aprendo l’incontro che si svolge in un luogo simbolico anche dal punto di vista civile, la Casa della Carità appunto, di cui sono garanti a pari titolo l’Arcivescovo e il Sindaco di Milano: così volle il cardinale Martini, citato da don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione e anima della Casa. Partecipano i ministri delle diverse confessioni, tra cui l’archimandrita Teofilactos Vitsos, presidente del Cccm.

«Per noi è importante vivere il segno di un’ospitalità che produca un’amicizia civica attraverso il gusto e la gioia della condivisione» spiega ancora Colmegna, richiamando le «tante religioni ed esperienze che passano da noi. Stanotte 140 persone dormiranno qui e più di 100 hanno potuto lavarsi in questa “giornata di docce”. Gente, anche con situazioni disperate, che testimonia che la città va ripensata. Siamo un laboratorio di riflessione spirituale, di cultura religiosa e di incontro».

Immagini e gesti

Tra preghiera condivisa, gesti emblematici, musica, testimonianza – come quella di un’ospite della struttura che ha vissuto il dramma della persecuzione a causa della fede – si prosegue nella serata. I video proiettati sul grande schermo centrale, ai piedi del quale è posto una sorta di muro di mattoni frantumati su cui svetta l’immagine di Cristo in croce circondato da semplici colombe di carta, parlano nella loro immediatezza. Le istantanee degli homeless di San Francisco, realizzate da un famoso fotografo protestante in un bianco e nero commovente e insieme straziante, raccontano volti solcati dal dolore, in cui si intuisce la solitudine, l’abbandono, la durezza della vita di strada. Non a caso, la colonna sonora scelta è proprio il rumore metropolitano. E poi i gesti con i piccoli sacchetti di lavanda che vengono consegnati ai rappresentanti delle Chiese a simboleggiare il profumo del Vangelo che si spande e da portare nel mondo. Le immagini del padre musulmano di un giovane 24enne, ucciso a pugnalate a Lexington (Kentucky) mentre consegnava delle pizze: un genitore disperato che, nell’aula del tribunale, chiama l’assassino «nipote e figlio», includendolo così nella propria famiglia e perdonandolo in un abbraccio che commuove persino la giudice, ma non la legge, che condanna il colpevole a 31 anni di prigione. «Anni di tempo e di vita sprecata». E, ancora, le parole di don Maurizio Patriciello parroco della “terra dei fuochi”, e l’abbraccio di pace tra i presenti nel segno della «riconciliazione che nasce dal perdono».

Infine – prima della cena di condivisione che concretizza il senso del gusto -, a prendere la parola è l’Arcivescovo, che per l’occasione indossa la croce pettorale donatagli l’1 gennaio dalle 19 Chiese appartenenti al Consiglio ecumenico e che subito sottolinea: «Le buone intenzioni, le disposizioni benevole, le aspettative promettenti per un cammino condiviso e fraterno tra i cristiani, devono essere scritte nella carne nella storia, così come le ferite che ci hanno diviso sono scritte nella carne della storia».

L’intervento dell’Arcivescovo 

Inizia dal senso della vista. «Nello sguardo è scritto il cuore e si rivela l’anima. Lo sguardo malato è quello che si guarda intorno e vede nemici, alimenta sentimenti di paura, di sospetto e di invidia. Lo spirito di Dio può guarire la vista ed effondere la luce che consente di vedere tutto nella luce di Dio. Lo sguardo guarito vede fratelli e sorelle, vede il bene e la promessa che ogni persona costudisce e offre».

Poi l’udito, che «può essere per l’attenzione, ma anche per la distrazione. L’udito malato è quello che è impedito dalla sordità che isola, dal rumore che distrae e che genera confusione, allarmi, malintesi. Nelle discussioni alcune espressioni hanno il potere di accendere azioni istintive, fretta di replicare e animosità che pregiudicano la comprensione di quanto si sta dicendo. L’udito guarito è capace di quell’attenzione benevola che sa imparare, lasciarsi consolare e sentire la ferita del rimprovero, non come un affronto che offende, ma come una carità che edifica».

È la volta dell’olfatto che, se è malato, «può associarsi all’ambiente malsano, abituandosi ai cattivi odori e non sentendo il desiderio di aria pura». Olfatto, questo, «che si accomoda nel degrado e non sente disgusto per il marcio», ma che può essere guarito dallo Spirito facendo «apprezzare il buon profumo di Cristo, avendo fiuto per il bene, predisponendo a gustare ciò che è buono».

Così anche il gusto, «che può creare la dipendenza che sollecita golosità e che induce all’esagerazione e all’accondiscendere ai capricci, trovando piacere nel farsi del male. Lo Spirito di Dio può guarirlo e fare apprezzare ciò che è buono, fa bene e mantiene in salute il corpo».

E il tatto, senso relazionale per eccellenza, ma che «può produrre anche ferite». Quello che, se malato, «sfoga l’aggressività che cerca di fare del male, che strumentalizza la corporeità per il piacere. Lo Spirito Santo può guarire il tatto e rivelarne la vocazione alla reciprocità». Infatti, «il tatto non ammette un rapporto a senso unico: non si può toccare senza essere toccati. Lo Spirito insegna la delicatezza rispettosa della carezza che offre conforto, il tocco delicato che recupera l’escluso, che abbatte la distanza dell’umanità malata in nome della più alta fraternità. Le mani guarite esprimono la cordialità generosa della stretta di mano che stringe alleanza, promette pace, celebra la riconciliazione»

E, prima della benedizione, la consegna: «La preghiera per l’unità dei cristiani ci disponga alla guarigione dei sensi per celebrare l’accoglienza con lo sguardo benevolo, l’orecchio attento, il desiderio di aria pura e del buon odore di Cristo, la condivisione della mensa, il segno della pace».

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