Il naufragio di Paolo a Malta e l’accoglienza che ricevette in quella comunità ispirano i contenuti della Settimana ecumenica: a Milano eventi contraddistinti da parole-chiave ricavate dall’episodio evangelico; lunedì 20 la serata dei giovani in Sant’Ambrogio, giovedì 23 l’Arcivescovo alla Casa della Carità. Ne parla il diacono Roberto Pagani

di Annamaria BRACCINI

Roberto Pagani
Roberto Pagani

«Ci trattarono con gentilezza»: l’espressione tratta dal capitolo 28 degli Atti degli Apostoli guiderà quest’anno la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Come si inserisce la scelta di questo tema, fatta dai cristiani di Malta, nel cammino ecumenico? Lo spiega il diacono permanente Roberto Pagani, responsabile del Servizio diocesano per l’Ecumenismo e Dialogo: «Come ogni anno la scelta è affidata ai cristiani delle diverse Chiese di un Paese. Evidentemente ciascuno vive il presente attraverso la propria sensibilità e la propria storia. Uno dei temi rilevanti che toccano i cristiani di Malta è quello dell’accoglienza: l’isola non è distante dall’Italia e sappiamo tutti che è uno dei punti di riferimento delle migrazioni e degli sbarchi».

A quale episodio si riferisce la pagina di Atti?
Descrive il naufragio di San Paolo a Malta ed è particolarmente significativo perché, al di là di Atti 28, 2 (che descrive proprio l’accoglienza che i cristiani maltesi riservarono all’Apostolo), durante la Settimana si mediterà sulla seconda parte del capitolo 27, spezzando, per ciascun giorno, i versetti del capitolo stesso e declinandoli singolarmente in riferimento al tema principale.

Alcune parole-chiave ispireranno gli eventi organizzati a Milano. Con quale logica?
Sono le parole derivate appunto dalla pericope di Atti, che viene letta proprio perché Paolo – nei discorsi che rivolge alle persone sulla nave che stanno naufragando con lui in balia della tempesta – offre alcune esortazioni, invitandoli a riconsiderare le loro vite, ad avere fiducia in Dio, rassicurandoli anche sul buon esito della situazione che si trovano ad affrontare. Così, giorno per giorno, sono stati scelti temi quali la riconciliazione, la luce, la speranza, la fiducia, la forza, l’ospitalità, la conversione e la generosità. Questo, in parte, ha anche orientato la realizzazione a Milano di alcune celebrazioni legate a tali temi. L’apertura dell’Ottavario, sabato 18 gennaio, si svolgerà per esempio nella cripta della chiesa del Santo Sepolcro: si parlerà di «riconciliazione», proprio in uno dei luoghi centrali e millenari della città. La «luce», domenica, sarà espressa con un Vespero ortodosso russo nella chiesa di San Vito al Pasquirolo. Lunedì 20, poi, ci sarà la preghiera ecumenica dei giovani nella Basilica di Sant’Ambrogio, in cui la parola-chiave sarà «speranza».

Un momento importante: si punta sui giovani per un ecumenismo del futuro, capace di farsi cammino di popolo…
È il quarto anno che si ripete questa iniziativa ed è la terza volta che siamo ospitati dalla Comunità di Sant’Ambrogio. In ogni edizione il numero di giovani aumenta, ormai Sant’Ambrogio rischia di non bastare più; basti pensare che nel 2019 avevamo preparato 500 libretti per seguire la celebrazione e non sono stati sufficienti. Quest’anno, in particolare, oltre alla Pastorale universitaria, è stata coinvolta la Pastorale giovanile della Città di Milano, proprio per valorizzare un momento di incontro interessante: vi è un rapporto, infatti, di 2/3 di cattolici e 1/3 di non cattolici, con una presenza significativa di questi ultimi. Nello specifico, i Copti e i Romeni hanno una quantità di giovani famiglie anche con bambini piccoli e ciò fa sì che queste comunità diventino sempre più rilevanti, proprio perché più aperte al futuro rispetto a molti nostri giovani.

Dove si terrà l’evento ecumenico con l’Arcivescovo?
Sarà giovedì 23, alle 19. Per vivere l’«ospitalità», abbiamo pensato che un luogo significativo fosse la Casa della Carità, realtà non solo legata alla Diocesi, ma gestita insieme al Comune. Il rapporto tra la Chiesa, le Chiese, e l’Istituzione civile è uno dei temi principali emerso anche nel tradizionale scambio di auguri dell’1 gennaio tra l’Arcivescovo e i ministri delle Chiese, nel quale monsignor Delpini ha sottolineato ancora una volta il motivo per il quale siamo insieme come Chiese cristiane: dire alla città e agli abitanti delle nostre terre che Gesù vuole bene a tutti e ci salva. Quello ecumenico non è sorta di club privato, ma una modalità con cui testimoniare Cristo in questa nostra società sempre più multietnica e multireligiosa.12

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