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Il Bilancio di missione, per le parrocchie un’esperienza spirituale

Pubblichiamo il testo che l’Arcivescovo ha scritto come introduzione al documento che da quest’anno tutte le comunità sono invitate a redigere

di monsignor Mario DELPINI Arcivescovo di Milano

8 Marzo 2024

Pubblichiamo di seguito il testo che l’Arcivescovo ha scritto come introduzione al Bilancio di missione che da quest’anno le parrocchie sono invitate a preparare (leggi qui). Ricordiamo che il testo può essere utilizzato solo con questa finalità e non può essere pubblicato separatamente.

 

Si può fare della redazione e della pubblicazione del Bilancio di missione (o Bilancio sociale) una esperienza spirituale per la comunità cristiana che vi si riconosce. Esperienza spirituale significa la docilità allo Spirito di Dio che rende possibile riconoscere nei numeri, nelle cose, nei calendari la coerenza con lo stile di Gesù e con la missione che Gesù ha affidato alla sua Chiesa.

Rendersi conto

La successione delle iniziative, l’abitudine e l’inerzia dei calendari, l’incalzare delle scadenze, la distribuzione dei compiti possono indurre a diventare ottusi, superficiali nella conoscenza della propria comunità cristiana.

La redazione del Bilancio di missione è occasione per rendersi conto della vita della comunità: il bene immenso e quotidiano che si compie, la pluralità stupefacente dei gruppi che si impegnano, la creatività e la sollecitudine per interpretare bisogni e problemi. È occasione anche per registrare quello che si dovrebbe fare ma resta incompiuto per insufficienza di risorse o di persone.

I discepoli sono chiamati a rispondere alla domanda di Gesù che chiede di provvedere alla folla dei cinquemila. «Quanti pani avete?» (Mt 15,34) I discepoli si rendono conto della loro inadeguatezza e insieme della loro generosità: daranno tutto quello che hanno. Basterà.

Rendere grazie

Vedere scritto “nero su bianco” (e anche a colori) quanto la comunità compie grazie alla dedizione dei volontari, alla disponibilità delle strutture, alla sana collaborazione con gli enti pubblici e le altre istituzioni del territorio è motivo di stupore e di ammirazione. Lo Spirito di Dio suggerisce di riconoscere nel bene compiuto non una ragione per compiacersi di sé stessi, ma un motivo per rendere grazie: come nel deserto i cinque pani bastarono per la folla, così il poco che abbiamo è stato moltiplicato dalla benedizione del Signore. Rendiamo grazie a Dio!

Rendere conto

La pubblicazione del bilancio della comunità è atto doveroso di chi ha la responsabilità della amministrazione. Chi sostiene con le sue offerte, chi risponde agli appelli per spese straordinarie, chi ritiene di destinare dei beni alla parrocchia ha diritto di sapere con quale criterio e quale accuratezza le risorse vengano gestite.

Ma il Bilancio di missione non è solo un doveroso rendiconto. È, piuttosto, un’occasione di coinvolgimento per intensificare il senso di appartenenza alla comunità cristiana. I battezzati infatti non guardano alla parrocchia, alla comunità pastorale, come a un ente benefico che merita di essere sostenuto. Piuttosto, per grazia di Dio e per opera dello Spirito, si sentono chiamati in causa. La comunità è il corpo di cui fanno parte, la missione alla quale sono chiamati. Hanno la responsabilità di rendere visibili i segni del Regno di Dio che viene, nella vita, nella carità fraterna, nel servizio ai poveri che sono la vita quotidiana di ogni comunità.

Rendere fiduciosi

Nella complessità dei tempi che viviamo c’è la tentazione di lasciarsi prendere dalla sfiducia, da una inquietudine apprensiva sulle prospettive che si immaginano. Ma sulla barca sulla quale i discepoli prendono coscienza di non avere pane, Gesù li rimprovera. «Essi parlavano tra loro e dicevano: “Non abbiamo preso del pane!”. Gesù se ne accorse e disse: “Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto?”» (Mt 16,7-10).

Il Bilancio di missione può segnalare anche quello che manca, può registrare un ridursi preoccupante di risorse, un incremento di bisogni, un emergere di nuove esigenze. C’è la tentazione di una sorta di scoraggiamento e di rassegnazione nel constatare la sproporzione delle disponibilità rispetto alle necessità. Ma la parola di Gesù e la consolazione dello Spirito chiamano e alimentano l’intima fiducia che convince a perseverare nella sequela, nella missione, nel servizio, portando a compimento la vocazione di ciascuno e di tutta la comunità.

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