L'appuntamento diocesano, anticipato dal convegno della vigilia a Seveso (col saluto dell’Arcivescovo), riprende i temi dell’ultima Settimana sociale di Cagliari e punta ad avviare un percorso per individuare azioni concrete per facilitare l’inserimento nel mondo dell’occupazione

di Cristina CONTI

giovani e lavoro

Quali sono i luoghi dove ci si forma al lavoro? Gli oratori possono dire qualcosa a tal proposito? Come la scuola prepara alla vita lavorativa? I cambiamenti tecnologici in atto sono un’opportunità o un limite per l’occupazione giovanile? Dopo la recente Settimana sociale dei cattolici italiani, svoltasi a Cagliari del 26 al 29 ottobre, è su questi interrogativi che si fonda la riflessione della Giornata diocesana della Solidarietà (domenica 21 gennaio), anticipata sabato 20 dal tradizionale convegno della vigilia, in programma al Centro Pastorale Ambrosiano di Seveso sul tema «Ci sarà ancora lavoro per i giovani?». Il senso della giornata è appunto quello di guardare ai giovani, ascoltarli e mettersi in dialogo con loro per ragionare di lavoro.

Ecco il programma del convegno (info e iscrizioni: tel. 02.8556430; sociale@diocesi.milano.it; www.occhisulsociale.it)
ore 9.15: arrivo e registrazione
ore 9.30: preghiera e saluto dell’Arcivescovo monsignor Mario Delpini
ore 9.45: introduzione di don Walter Magnoni
ore 10: video e narrazioni dal vivo di giovani che si preparano al mondo del lavoro (a cura di Paolo Cesana, delegato regionale CONFAP)
ore 10.20: «Ci sarà ancora lavoro per i giovani?», relazione di Rosangela Lodigiani (professore associato di Sociologia dei processi economici e del lavoro presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)
Coffee break a cura dei ragazzi della Fondazione Clerici
ore 11.15: tavola rotonda su «Come vedo il lavoro» (con Massimiliano Riva, imprenditore; Giovanni Castiglioni, sociologo del lavoro; Marta Galimberti, educatrice; Simona Riboni, architetto; Veronica Rivalta, stilista)
ore 11.45: dialogo coi partecipanti
ore 12.30: conclusioni

«Vogliamo concentrarci su questo tema con l’idea di far partire un processo che continui con azioni concrete per accompagnare i giovani nella ricerca del lavoro», spiega don Walter Magnoni. Formazione, modalità di ingresso, opportunità di sviluppo delle competenze professionali, e soprattutto racconti dei protagonisti, i giovani, che oggi fanno tanta fatica a costruirsi un futuro: «Il convegno serve per far emergere le difficoltà. Sicuramente ci sono problemi a inserirsi in modo stabile. Alcuni, prima di poterlo fare, devono affrontare anni di precariato sottopagati, e questo mina anche la loro autostima. Altri, anche dopo anni, non riescono a inserirsi. Altri ancora, malgrado l’impegno, non sono in grado di acquisire una professionalità spendibile. E poi c’è la sfida del rapporto scuola-lavoro, con il lavoro duale e l’alternanza. Per noi queste sono opportunità che devono essere perfezionate per diventare efficaci», precisa don Magnoni.

Denuncia, ascolto e narrazione, buone pratiche e proposte. Ma anche storie di giovani che sono riusciti a reinventarsi. Un metodo che ha richiesto di osservare sul territorio quanto già di buono si sta attuando per farlo conoscere e offrire suggerimenti a chi immagina azioni per sostenere il lavoro. «Sono state selezionate 400 buone pratiche (numero in continua crescita) che costituiscono una base di partenza», conclude don Magnoni. Se da un lato, infatti, ci sono forme di sfruttamento che cercano di lucrare sulla fragilità delle persone, dall’altro esistono anche esperienze positive, come forme di solidarietà e di sostegno a chi non ha lavoro e mobilitazione di risorse latenti già presenti sul territorio.

Non sempre, inoltre, la formazione acquisita dai giovani nelle scuole e nelle università corrisponde a quanto richiesto nel mondo del lavoro. «Oggi, in conseguenza all’automazione e alle tecnologie digitali, stanno cambiando le competenze richieste – spiega Massimiliano Riva, imprenditore che interverrà al convegno -. Le posizioni ripetitive, poco creative o innovative, con scarsa complessità intellettuale e operativa e che non prevedono molte capacità relazionali o sociali, sono messe a rischio». Una realtà complessa che offre però anche molte opportunità, perché ogni posto nuovo nell’ambito della ricerca e dell’innovazione ne crea altri: «Proprio per questa ragione è importante investire in questi ambiti e nelle politiche attive di formazione specifiche per colmare il gap esistente tra scuola e università e il mondo del lavoro – sottolinea Riva -. Altrimenti, come sta accadendo ora, si creano situazioni paradossali, in cui c’è disoccupazione, ma al tempo stesso le imprese non riescono a trovare persone (sia giovani, sia senior) in grado di occupare determinate posizioni».

 

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