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Percorsi ecclesiali

La Quaresima ambrosiana 2024

Sirio 15 - 21 luglio 2024
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Milano

L’Arcivescovo: «Possiamo rinnovare il mondo perché siamo amici di Dio»

Nella prima domenica di Quaresima, Vespri e Rito delle ceneri in Duomo e in Sant’Antonio per l’Azione cattolica ambrosiana: Gianni Borsa confermato presidente diocesano

di Annamaria BRACCINI

19 Febbraio 2024
L'imposizione delle ceneri (Agenzia Fotogramma)

«Avviandoci sul nostro cammino quaresimale, con questo antico e semplice Rito delle ceneri, vorremmo anche noi iscriverci tra gli amici di Dio che percorrono la vita rinnovandosi ogni giorno: coloro che sono pieni di fiducia, che attingono alla gioia, che fanno l’esame di coscienza quotidianamente, che sono allergici a giudicare gli altri secondo una qualche etichetta, quelli della speranza che fissano lo sguardo sulle cose invisibili».

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Nei Secondi Vespri solenni della I domenica della Quaresima ambrosiana, da lui presieduti in Duomo e concelebrati dai Canonici del Capitolo metropolitano, l’Arcivescovo delinea il profilo delle donne e degli uomini che, nei 40 giorni del tempo penitenziale, possono rendere nuovi un mondo e una Chiesa che paiono irrimediabilmente invecchiati. È questo, infatti, che chiede ai fedeli riuniti in Cattedrale – e, idealmente, a tutti – nella celebrazione aperta dal Rito della luce e conclusa dalla benedizione e imposizione delle ceneri. Vesperi resi ancora più solenni dagli antichi canti dell’Inno e della salmodia, eseguiti dalla Cappella musicale del Duomo. Presenti, nelle prime file, i membri delle Confraternite e degli Ordini cavallereschi e il presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, Fedele Confalonieri.     

Il mondo invecchiato

Dalla II Lettera ai Corinzi di san Paolo – «se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo, quello interiore si rinnova di giorno in giorno» – prende spunto l’Arcivescovo nella sua omelia.

«È come se il mondo fosse invecchiato. Sembra di abitare in una di quelle case abbandonate al degrado. Il mondo invecchiato cade a pezzi e si aggirano bande di disperati, di vandali, di delinquenti che si accaniscono a rovinarlo, come quelli che si divertono a tagliare il ramo su cui sono appoggiati. Nel mondo invecchiato i discorsi sono deprimenti. Qualche volta si ha l’impressione che anche la Chiesa sia invecchiata, che sia circondata dal disinteresse, che abbia perso attrattiva per la gente del nostro tempo, che sia rattristata perché la sua parola è accolta con scetticismo e, talora, con disprezzo». Eppure, «in questo spettacolo desolante, si riconoscono uomini e donne che custodiscono il principio del rinnovarsi di giorno in giorno e che, perciò, non si scoraggiano».  

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Pieni di speranza e fiducia

Sono questi «amici di Dio pieni di fiducia» a cui occorre somigliare, prosegue monsignor Delpini. «Uomini e donne che leggono le statistiche, decretanti l’inevitabile declino con il linguaggio perentorio e un po’ stupido dei numeri, che ascoltano i discorsi catastrofici, che raccolgono dalla cronaca racconti di fatti assurdi e tremendi, ma che sono pieni di fiducia», perché «conoscono il principio del rinnovarsi ogni giorno». È qui che si attinge, infatti, la sorgente della gioia per coloro che «sono abituati a fare l’esame di coscienza, cioè a mettersi alla presenza di Dio ogni giorno per domandarsi in che cosa possono correggersi, di che cosa devono chiedere scusa, e domandare a Dio la grazia di essere domani più capaci di amare di oggi».

Gente «non sono facile a criticare gli altri che è così ingenua da pensare che anche gli altri siano povera gente imperfetta, eppure desiderosa di una qualche grazia per essere felici».

E, ancora, persone che «sono allergiche alle etichette che classificano gli altri e li riducono a sagome senza spessore e senza mistero. Vivono gli incontri, proprio quelli di ogni giorno con le persone che si direbbero più scontate e noiose con una specie di benevolenza attenta e una stima previa a ogni conferma. Non mettono etichette, ma sono stupiti di quanto bene c’è nell’altro se si guarda con lo sguardo di Dio».

Infine, il rito dell’imposizione delle ceneri, con il penitenziere maggiore del Duomo, monsignor Fausto Gilardi che le impone all’Arcivescovo che, a sua volta, compie lo stesso gesto sul capo dei Canonici, i quali, ai piedi dell’altare maggiore, le portano a tutti i fedeli. 

L’Arcivescovo durante la celebrazione in Sant’Antonio

I Vespri per l’Azione Cattolica

Gesto che viene ripetuto dall’Arcivescovo, nella chiesa di Sant’Antonio Abate, al termine dei Vespri presieduti per l’Azione Cattolica e concelebrati dall’assistente diocesano generale don Cristiano Passoni e dall’assistente Giovani don Fabio Riva, presenti i vescovi monsignor Giuseppe Merisi e monsignor Franco Agnesi, un tempo rispettivamente anch’essi assistenti di Ac negli stessi ruoli. Non manca il presidente diocesano Gianni Borsa, del quale l’Arcivescovo comunica la riconferma alla guida dell’Azione Cattolica ambrosiana per il prossimo triennio (leggi qui).

Il presidente diocesano di Ac Gianni Borsa tra i fedeli presenti alla Messa

Un momento semplice e raccolto, quello vissuto dai tanti associati riuniti in Sant’Antonio, che è stata anche occasione per ricordare monsignor Giovanni Giudici, nel trigesimo della scomparsa: «Esprimiamo la nostra gratitudine al Signore per averci dato un amico così intelligente e capace di ascolto e riflessione, affettuoso e sollecito per l’Ac, per la Chiesa ambrosiana e per quella pavese», dice l’Arcivescovo che con uguale gratitudine saluta il neopresidente. «Dopo la procedura democratica che è stata seguita ho scelto Giovanni Borsa. Penso che per lui sia motivo di gioia vedere la stima di cui gode e vorrei che questo annuncio fosse conferma dell’apprezzamento per il presidente attivo, intelligente e lungimirante che abbiamo conosciuto».

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