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Incontro

Delpini: «Di fronte al declino della società serve una rivoluzione culturale»  

Come da tradizione, l’Arcivescovo ha incontrato i sindaci e gli amministratori del territorio della Zona pastorale V

di Annamaria BRACCINI

30 Maggio 2026

«Ringrazio per la vostra concretezza, profondità e qualità, che rivelano la ricchezza di un cammino di persone che si mettono in gioco». Sono state queste le parole con cui l’Arcivescovo ha dato avvio al suo intervento al termine della mattinata di incontro – ormai tradizione da 8 anni – con i sindaci e gli amministratori del territorio della Zona pastorale V: la provincia di Monza e Brianza, a cui si aggiungono alcuni Comuni del comasco, da Cantù a Mariano Comense, per un totale di circa quasi 900.000 abitanti. A dialogare con il vescovo Mario Delpini non sono mancati i giovani coinvolti, per il secondo anno, su problematiche particolarmente rilevanti per il governo della cosa pubblica e nello specifico riferimento alle riflessioni del Discorso di Sant’Ambrogio 2025. Un confronto, quindi, a tre, promosso come sempre dalla Commissione per l’animazione socio-culturale della Zona V e coordinato da Sabino Illuzzi presso il rinnovato Auditorium della Provincia di Monza e Brianza.

Le proposte dei giovani

Molte le autorità presenti tra cui il prefetto, Enrico Roccatagliata, e particolarmente interessanti alcune idee avanzate dai portavoce del Tavolo giovani della Zona, divisi in due gruppi di lavoro impegnati su “Andare oltre l’individualismo” e “Il coinvolgimento e il farsi avanti dei giovani”.

«I sindaci e le istituzioni locali non possono creare da soli una comunità, ma possono creare le condizioni perché la comunità sia possibile», notano i ragazzi, e «dentro questa prospettiva, alcuni esempi possono essere pensati come idee concrete per coltivare comunità».

«Una prima idea riguarda gli spazi giovani di comunità; una seconda proposta è la doula di comunità: una figura di prossimità, non burocratica, capace di accompagnare famiglie e persone nei passaggi delicati della vita. Non sostituisce i servizi sociali, ma fa da ponte tra persona, istituzioni e comunità. Una terza è una banca di comunità, che unisca banca del tempo e biblioteca degli oggetti», senza dimenticare la creazione di un Tavolo giovani in ogni Comune.

I sindaci

Tre i primi cittadini che sono, a loro volta,  intervenuti come rappresentati dei “colleghi” della Zona V: il sindaco di Cesano Maderno, Gianpiero Bocca, che ha approfondito il tema “Esperienze e iniziative di coinvolgimento dei giovani”, la sindaca di Lesmo, Sara Dossola, che ha delineato “Percorsi e progettualità su disagio giovanile ed emergenza educativa” e il sindaco di Monza, Paolo Pilotto, che ha centrato la sua articolata comunicazione sull’emergenza abitativa e le iniziative (tante) messe in essere, osservando. «I sindaci della Zona V sentono di condividere le preoccupazioni del nostro Arcivescovo e provano a dare testimonianza di ciò di cui sono consapevoli e di ciò che provano a fare con le forze che gli Enti Locali possono trovare. Noi sindaci ci proviamo, ma non possiamo essere soli, occorre – ha suggerito Pilotto –  un ruolo di pianificazione nazionale e regionale, specie per la casa «antidoto al dilagante individualismo e alla solitudine sociale».  

L’intervento dell’Arcivescovo

È di fronte a tutto questo che serve «una parola irrinunciabile: la responsabilità di una rivoluzione culturale che contrasti il declino della società europea», ha scandito monsignor Delpini.

«Alcuni fenomeni macroscopici come la denatalità, l’individualismo, la paura del futuro propiziano un declino della nostra società che era abituata a guardare avanti, ad affacciarsi verso il futuro facendo figli, creando imprese e opere per il bene di tutti. L’impegno e la speranza sono ben iscrittenella cultura del nostro territorio, ma i segnali che raccogliamo, quelli che ho chiamato crepe nel “Discorso alla Città” dicono che quel gioiello che è la nostra cultura pare minacciato seriamente: rischia di crollare la casa. Se la società è destinata a diventare una società di anziani, come potrà configurarsi il domani?», ha proseguito il vescovo Mario.

Da qui i “passi” per una rivoluzione culturale.

Costruire una rivoluzione culturale

«Un primo passo deve partire da come si interpreta la giovinezza che oggi si legge come una malattia che deve essere destinataria di cure perché si dice che bisogna accudire i giovani con una sorta di assistenzialismo –, o come un mercato. Invece, la giovinezza è un tempo di transizione, una vocazione a diventare adulti, ognuno secondo la propria vocazione, e i ragazzi che qui hanno parlato credo che possano prendere su di loro questa responsabilità. L’intraprendenza giovanile anche nel rapporto con le amministrazioni, mi pare un aspetto promettente per costruire insieme risposte».    

Poi il secondo step che «vale per tutti, perché altrimenti la convivenza è essa stessa minacciata: ossia passare dall’io al noi, dall’individualismo all’appartenenza».

Inoltre, il passaggio dalla quantità alla qualità delliniziativa imprenditoriale e della creatività personale. «Se il criterio è solo quanti soldi in più si possono guadagnare, si istaura quella malattia che impedisce alla proprietà di diventare responsabilità. La qualità, invece, vuole dire prendersi cura delle persone, basti pensare alla questione della casa non costruita solo per far soldi, ma per dare abitazioni alla gente, naturalmente, alle giuste condizioni».

Ma come essere, allora, protagonisti di questa rivoluzione culturale? Immediata la risposta dell’Arcivescovo. «Trovando gruppi, anche piccoli, ma motivati, principi attivi di sogni condivisibili che hanno a cuore il bene comune. Per questo sono importanti i luoghi di incontro», anche perché talvolta, «di fronte ai problemi si ha la tentazione di ricorrere solo ai professionisti. Una rivoluzione culturale non significa la creazione di un manifesto, ma di relazioni con gli altri: noi siamo animati da una fiducia fondamentale, perché crediamo nel bene che c’è in ogni persona», conclude il vescovo Mario richiamando il suo personale «grande rispetto», espresso già nel “Discorso alla Città”, «la gratitudine e l’elogio per chi amministra e gestisce la cosa pubblica,servendo il bene comune con entusiasmo e non solo perché si sono vinte le elezioni. Siate fieri di essere responsabili di qualcosa di buono, del futuro di questo territorio, di essere testimoni credibili per i giovani».      

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