L’enciclica di papa Francesco non è solo un testo di riflessione teologica, ma un vero e proprio programma pastorale. La rilettura di padre Costa a cinque anni dalla pubblicazione

di Annamaria BRACCINI

Terra

Per padre Giacomo Costa, gesuita, direttore del mensile Aggiornamenti Sociali, l’enciclica Laudato si’ – che «compie» 5 anni, e sulla quale papa Francesco ha chiesto di riflettere in profondità – «è molto di più di un testo di teologia: è piuttosto un progetto pastorale articolato, in cui la Chiesa invita ad ascoltare il grido della terra e dei poveri. Pagine da vivere, da pregare, non solo da leggere e da studiare».

Nei giorni scorsi lei ha guidato un incontro con i membri del Consiglio episcopale milanese dedicato appunto alla Laudato si’. L’ascolto è stato attento?
Sicuramente. Non solo ascolto, ma una partecipazione al confronto, per far sì che i temi dell’enciclica entrino nel piano pastorale della Diocesi proposto per il 2020-2021. È importante che questo percorso non sia fatto solo da esperti dell’ambiente o da alcune figure specifiche. Penso che approfondire l’enciclica, come comunità, darà i suoi frutti.

Il Papa parla di una sfida: in cosa consiste?
È una sfida ricca, che viene sintetizzata nella proposta dell’ecologia integrale: non solo preoccupazione “verde”, ma la capacità di collegare ambiti e persone diverse per la cura della casa comune e al servizio della dignità di ogni persona, in modo particolare di coloro che sono lasciati ai margini. Il focus è sulle relazioni: di fronte al grido della terra e di tante persone, la sfida oggi è proprio quella di valorizzare il contributo originale che ciascuno o ogni comunità, gruppo, istituzione può dare in ambiti diversi, però cercando di avanzare insieme e non ognuno per conto suo. Papa Francesco ci aiuta così a connettere i grandi temi economici con le piccole azioni quotidiane. L’importante è che la cura della casa comune non sia separata dalla cura per ogni singola creatura, da un cammino di contemplazione del Creato, dal riconoscersi figlie e figli dello stesso Creatore.

La Laudato si’ si lega ad altri pronunciamenti di Francesco?
Certamente. Va letta all’interno di tutto il magistero suo e della Chiesa. Citerei, in specifico, due documenti: Evangelii gaudium, che recupera, come cura per la casa comune, la «gioia del Vangelo» motivandoci a uno stile di vita sostenibile. L’altro documento è l’esortazione post-sinodale Querida Amazonía. Un testo, questo, dedicato più direttamente alle popolazioni amazzoniche, ma che ci permette di fare un passo in più, perché il suo scopo è trovare nuovi cammini per tutta la Chiesa. Contiene quattro sogni: sociale, per un mondo in cui il lavoro sia messo al centro; culturale, nella promozione di tutte le culture e del ruolo del Vangelo nell’illuminarle; ecologico, per un rispetto profondo dell’ambiente; ecclesiale, per una Chiesa sinodale che accompagna le persone, rendendo ognuno partecipe e corresponsabile.

Il Papa è gesuita, quindi, siete confratelli anche in questa appartenenza…
Un’attenzione del Papa, che ho ereditato anch’io, è quella di abbandonare certi linguaggi astratti e obsoleti, per arricchirsi con altre spiritualità e modi di essere Chiesa. L’importante è essere a servizio della Chiesa con tutte le sue differenze.

Lei è vicepresidente della Fondazione “Carlo Maria Martini”, anche lui gesuita…
Cerchiamo di portare avanti l’eredità di un uomo che si è messo a servizio della città e di tutte le persone con, appunto, questa visione di Chiesa.

 

 

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