In attesa della nuova edizione del Messale ambrosiano, l’Arcivescovo l’ha approvato in funzione della nuova edizione di quello romano, che sarà presentato a sacerdoti e diaconi a Treviglio (3 novembre) e Monza (17 novembre)

di monsignor Fausto GILARDI
Responsabile servizio di Pastorale liturgica

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La Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti il 16 luglio 2019 con un decreto attestava che papa Francesco, in data 16 maggio, aveva concesso l’approvazione alla nuova edizione del Messale romano per le diocesi d’Italia.

Questa nuova edizione del Messale romano è stata dichiarata tipica per la lingua italiana e ufficiale per l’uso liturgico dalla Conferenza episcopale italiana l’8 settembre 2019. L’uso del nuovo Messale è consentito dalla sua pubblicazione mentre diventa obbligatorio dal 4 aprile 2021.

Il Servizio diocesano di pastorale liturgica ha programmato, in accordo con i Decani, un incontro di presentazione a sacerdoti e diaconi del nuovo Messale a Monza (17 novembre) e a Treviglio (3 novembre): le due città centrali per comunità che pregano con il rito romano.

Lo scopo non è solo quello, pur necessario, di mettere in evidenza i cambiamenti, ma di ritrovare nel Messale il libro per la celebrazione  e la comprensione del mistero celebrato. Comprendere, celebrare e vivere sono la modalità corretta per aprirsi alla novità, che non cancella la tradizione, ma la rende attuale attraverso un linguaggio e una ritualità più facilmente accessibili alla cultura odierna.

In sintonia con le diocesi lombarde che, a partire dalla prima domenica di Avvento secondo il rito romano, cominceranno a fare riferimento alla nuova edizione del Messale, anche la Chiesa ambrosiana il 29 novembre comincerà a utilizzare, per le parti comuni, la nuova traduzione.

Per questo l’Arcivescovo, in attesa della nuova edizione del Messale ambrosiano, ha approvato il “Rito della Messa per le Comunità di rito ambrosiano”. Il testo riporta l’ordo Missae e le preghiere eucaristiche con le modifiche apportate al Messale romano e comuni alla liturgia ambrosiana.

Il Motu Proprio “Magnum Principium” di Papa Francesco (3 settembre 2017) ha sottolineato la necessità di procedere a una revisione della traduzione con la preoccupazione di rendere «fedelmente il senso del testo originale», nella convinzione che la fedeltà non coincide con una mera letteralità formale, ma si esprime nel rispettare il senso del testo originale.

I criteri seguiti nella revisione della traduzione del rito della Messa sono: invariabilità delle risposte dei fedeli ai saluti e agli inviti alla preghiera da parte del sacerdote, correzione di alcuni testi in base alla nuova versione della Sacra Scrittura, ritocchi migliorativi in base all’esperienza  di questi quasi quaranta anni (1983) e in coerenza con scelte già operate per il rito del Matrimonio e delle Esequie.

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