«È Dio che opera e porta a compimento, in ogni tempo e in ogni luogo, la sua volontà di salvare tutti.
La città è ignara e distratta, ma Dio sta operando e chiama tutti a condividere la sua vita. In questa Veglia ci è dato di contemplare un segno dell’opera di Dio che ha risuscitato Gesù».
È questo l’invito con cui l’Arcivescovo chiede di vivere la gioia per il Signore risorto nella Veglia di Pasqua, madre di tutte le Sante veglie come la definì sant’Agostino, da lui presieduta in un Duomo in cui si affollano moltissimi fedeli anche stranieri.
La Veglia
Liturgia solenne con al cuore l’annuncio della Risurrezione e il conferimento dei sacramenti dell’iniziazione cristiana a 13 catecumeni, in maggioranza giovani, a rappresentare idealmente il totale dei 101 adulti che, nelle stesse ore, sono entrati a far parte della Chiesa ricevendo, nelle loro parrocchie, il battesimo, la confermazione e la prima comunione.

Un segno di speranza – come l’intera Veglia concelebrata da una ventina di sacerdoti, tra cui il Capitolo metropolitano della Cattedrale al completo – esemplificata, all’inizio, dalla benedizione del lume e, poi, dall’accensione del cero pasquale, decorato, come ormai tradizione, dalle Clarisse del monastero di clausura “Santa Chiara”, presenti nel quartiere Gorla di Milano. Ispiratesi, nell’anno che ricorda l’ottavo centenario del transito di san Francesco, ai testi poetici del Cantico delle Creature e del Preconio pasquale tipico ambrosiano, risalente alla fine del V secolo-inizio del VI e che, cantato in latino dal diacono quale sintesi poetica dell’intera storia della salvezza, si interrompe due volte per l’accensione del cero stesso, dei cantari e delle candele dell’altare, mentre in Cattedrale torna a splendere la luce.
La Risurrezione
Guidati dalla straordinaria ricchezza della Parola di Dio, attraverso 9 Letture – 6 dai Libri sacri di Israele – «si contempla il miracolo della perenne novità del Signore» prefigurata nel primo Testamento.
Finalmente è il triplice annuncio della Risurrezione, “Christus Dominus resurrexit” – anch’esso peculiare del Rito ambrosiano e in tutto simile al “Cristòs Anesti” della liturgia bizantina nella Pasqua ortodossa – a essere proclamato, con voce crescente, dal vescovo Mario Delpini ai tre lati dell’altare maggiore. Le campane, in silenzio dalla Celebrazione della Passione del Signore del Venerdì santo, si sciolgono e torna l’atteso canto dell’Alleluia, assente dalla prima domenica di Quaresima, sottolineato dalle sonorità di un ensemble di 8 ottoni che si aggiungono ai canti eseguiti con maestria dalla Cappella musicale del Duomo durante l’intera liturgia.

Poi, ancora due letture, tratte dagli Atti degli Apostoli e dalla Lettera paolina ai Romani, e il Vangelo di Matteo, con l’annuncio della risurrezione a Maria di Màgdala e all’altra Maria, da cui si avvia l’omelia di monsignor Delpini.
L’opera di Dio
«I potenti della terra non lo sanno – osserva subito -, non lo vogliono sapere, perciò si danno la morte a vicenda e seminano morte tra la povera gente: operano la morte, ma Dio dona la vita. Gli scienziati non lo sanno. Uomini e donne smarriti e angosciati percorrono i giorni e si domandano se sia possibile che su questo mondo frantumato e in queste vite tribolate ci sia un Dio potente e misericordioso. Dio opera nei cieli, sulla terra e sotto terra per vie che gli uomini non sanno».

Proprio per questo occorre osservarne i «segni», come spiega il vescovo Delpini.
«Come sarà la Chiesa che Dio sta facendo, in questo nostro tempo e in questa nostra terra, come i rivelano i catecumeni? Ecco come è la Chiesa: un popolo che canta l’alleluia, una comunità in festa. Mentre ci sono battezzati che ignorano la gioia di essere cristiani, battezzati che chiedono di essere sbattezzati, e ci sono cristiani imbarazzati di essere cristiani, ecco l’opera di Dio che ha suscitato in questi fratelli e sorelle il desiderio di essere cristiani nella Chiesa cattolica» e nella Chiesa ambrosiana che diviene sempre più «una Chiesa dalle genti».
«Una Chiesa dalle genti»
«I catecumeni che ricevono il battesimo questa notte vengono da diversi Paesi della terra, hanno percorso lunghi viaggi, spesso hanno storie complicate, ma sono per grazia di Spirito Santo resi un cuore solo e un’anima sola con tutti i credenti, membra vive del corpo di Cristo»

E, arriva, così, l’affondo dell’Arcivescovo, forte e chiaro per tutti.
«Mentre in tanti Paesi della terra i popoli si scontrano, le tribù si odiano, la libertà di praticare la propria fede e la libertà della conversione sono minacciate, i migranti sono respinti come un pericolo, qui in questa nostra Chiesa, le genti si incontrano e si scambiano il segno della pace, sono chiamati a gareggiare nello stimarsi a vicenda, sono chiamati a essere servi gli uni degli altri sull’esempio di Gesù, che non è venuto per essere servito, ma per servire. Ecco come è la Chiesa, è un popolo in cammino. Dio opera oggi, opera qui e costruisce Chiesa che canta l’alleluia, che è edificata da tutte le genti, che obbedisce con umiltà e determinazione all’angelo della Risurrezione, che obbedisce al comando di andare».
La liturgia battesimale
Come, appunto, fanno e faranno i catecumeni – due provenienti dalla Cappellania di lingua cinese, 6 che frequentano l’Università Cattolica del Sacro Cuore, uno l’“Humanitas University” e gli altri espressione di parrocchie del centro di Milano -, che, con l’Arcivescovo, i padrini e le madrine, i concelebranti, poco dopo emozionatissimi, si recano presso il fonte battesimale di epoca borromaica vicino all’ingresso del Duomo.

Laddove ricevono il battesimo, indossano la veste bianca e accendono una candela al cero pasquale. Poi, il ritorno in processione percorrendo la navata centrale, mentre il vescovo Delpini asperge l’assemblea tutta con l’acqua battesimale, fino ad arrivare ai piedi dell’altare maggiore dove vengono conferiti agli ormai neofiti il sacramento della Confermazione e, nella liturgia eucaristica, la comunione.




