Può essere felice chi evita i fastidi?
Non so se si può essere felici – dice Tommaso – ma almeno stiamo tranquilli. «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu vai di nuovo in Giudea?», consigliano saggiamente i discepoli. Ecco il criterio per vivere felici e contenti: evitare i fastidi. Se gli altri hanno bisogno di aiuto, tu tirati indietro. Se c’è un problema nella comunità, se ci sono problemi in paese, tu stai alla larga dai problemi. Se ci sono responsabilità da assumere a servizio della carità, del bene comune, nella vita della tua comunità, tu resta in disparte: le responsabilità sono solo fastidi, preoccupazioni ed esposizione alle critiche e alle pretese degli altri.
Si è diffusa una astuzia meschina, sembra che sia saggio l’egoismo e si presenta come intelligente l’indifferenza.
Gesù invece ritorna in Giudea a motivo dell’amico Lazzaro: ritiene più importante prendersi cura della felicità degli altri, anche se deve mettere in pericolo la sua stessa vita. Questa è la gioia di Gesù: quella di donarsi. Questa è la via della felicità sulla quale possiamo camminare anche noi seguendo Gesù, quella di fare della vita un dono.
Può essere felice questa vita precaria?
«Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!… Lui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che costui non morisse?»
Rimproverano Gesù: questa vita poca e tribolata è l’unica vita che abbiamo. Così ragionano coloro che hanno cancellato la speranza. Finché c’è vita c’è speranza, e dopo? Dopo di speranza non ce n’è più. Perciò se davvero Gesù amasse Lazzaro avrebbe dovuto essere là mentre era malato e fare il possibile per prolungargli la vita.
La casa vuota è insopportabile, protestano le sorelle, amiche di Gesù. Se Lazzaro è morto, moriamo anche noi. Quando c’è un lutto in una casa l’unica consolazione è condividere il pianto. Questo è quello che sanno fare i Giudei, che erano in casa con Maria a consolarla.
Gesù non si fa vicino per piangere con le sorelle in lutto, ma per indicare a loro e a tutti la via della gioia. La felicità non può abitare in una vita destinata alla morte. I discepoli di Gesù non possono essere di quelli che vogliono vivere più a lungo possibile, vogliono vivere una vita che è sopravvivere, un tirare avanti, un accanirsi a vivere, un protestare contro Dio o contro il destino quando la vita finisce. Gesù si dichiara non il medico dell’accanimento terapeutico, ma colui che è la risurrezione e la vita. «Chi crede in me, anche se muore, vivrà. Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi tu questo?»
Per vivere nella felicità non basta una vita qualsiasi, non basta una ricetta dell’eterna giovinezza. Perciò Gesù offre la sua vita, la vita eterna. La speranza non dura finché dura questa vita meravigliosa e tragica, una vita a scadenza. La speranza è la grazia di fidarsi di una promessa. E Gesù è la presenza di Dio che rende partecipi della sua vita, la vita eterna. Ecco come si deve intendere la vita eterna: non la vita che viene dopo, ma la vita di Dio, cioè la vita in comunione con Gesù che viene donata a chi crede e si compie in una comunione che nulla può spezzare.
L’insulto della morte e la sua arroganza
La morte si presenta come una nera signora spietata e arrogante e insulta Gesù e lo fa piangere.
Lo irride: sei arrivato troppo tardi, figlio dell’uomo. Il tuo amico è morto e sepolto, si è arreso al mio potere e si è immerso nel mio abisso che lo divora e lo annienta. Il suo corpo si decompone e la pietra tombale è l’ultima parola sulla vita di Lazzaro e di tutti i figli degli uomini.
La morte spaccia per realismo la “teoria dell’ormai”: ormai tutto è inutile, ormai quello che doveva essere è stato, ormai sono quello che sono, ormai l’amico è morto e sepolto. La morte spaccia per sapienza la rassegnazione e per rimedio l’oblio.
Gesù di fronte all’insulto e alla derisione della morte, l’ultimo nemico, grida forte, come griderà forte di fronte alla sua morte. Il suo grido sconvolge la terra, spezza le pietre, apre i sepolcri. È il grido che dichiara sconfitta la morte e chiama alla vita felice tutti i figli di Dio. «Tutto è compiuto!»
Dov’è o morte la tua vittoria? (cfr. 1 Cor 15,55).






