Arriva la donna dei mestieri
A dichiarare che la felicità sia improbabile si presenta la donna dei mestieri. Ogni giorno le stesse cose, ogni giorno avere sete e continuare a venire qui ad attingere acqua.
Il quotidiano è monotono, le giornate sono faticose, quello che si fa non vale niente e non costruisce niente: ogni giorno devi ricominciare da capo, ogni giorno hai sete, fame, mestieri da fare.
Non c’è neanche il tempo per pensare alla gioia: la felicità è improbabile in questa vita.
Arriva la donna della solitudine
A dichiarare che la felicità sia improbabile ecco la donna della solitudine. Non ho marito. Ogni affetto finisce in delusione. Non c’è un uomo che possa comprendere la profondità delle mie aspettative, il mio bisogno insaziabile di essere amata: ho provato e riprovato. L’esito di ogni rapporto è che sono rimasta sola.
Non c’è rapporto che garantisca una gioia duratura: la felicità è improbabile nei rapporti con gli altri.
Arriva la donna devota e confusa
A dichiarare che la felicità sia improbabile prende la parola la donna devota: la tradizione la convince del dovere di adorare Dio. «L’adorazione di Dio, la preghiera e gli atti di culto sono doverosi»: me lo ha insegnato mio padre. Ma perché? Nella vita è importante avere qualcuno con cui confidarsi, un qualche dio che ti ascolta sempre. Sì, ma quale Dio? Sì, ma dove? Sì, ma fino a quando?
Sarebbe bello avere confidenza con Dio e sapere che ascolta la nostra miseria, ma sembra del tutto fantastico: è improbabile la felicità della prossimità di Dio.
Sono io che parlo con te
No, sorella, la felicità non è improbabile – dice Gesù – la felicità è il segreto di Dio. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.
Povera donna infelice, rassegnata all’infelicità! Ecco che cosa ti propongo: adora Dio in spirito e verità. L’incontro sincero con il mistero di Dio è la grazia di sperimentare la salvezza. E il mistero di Dio si rende presente in Gesù. Solo Gesù può rivelare la verità di Dio.
Nella rivelazione di Gesù la vita è trasfigurata.
Così attingere l’acqua al pozzo non si riduce a un mestiere faticoso e monotono: è piuttosto un dichiarare di aver sete, di non bastare a sé stessi, di vivere nella persuasione di non poter vivere se non c’è chi ci dà vita. Tutti i mestieri si possono vivere come prestazioni doverose e noiose. Si possono anche vivere come segni di quella letizia del servire che lo Spirito dona a chi attinge all’acqua che zampilla per la vita eterna, cioè adora il Padre in spirito e verità.
Così gli affetti e l’amore non sono la via della frustrazione deludente di constatare che non si è mai abbastanza amati. I rapporti affettivi con gli altri non sono un avventurarsi in esperimenti per passare da un amore a un altro, fino a restare soli, come la donna di Samaria che ha avuto cinque mariti. Piuttosto gli affetti e l’amore sono la via del compimento della vocazione ad amare, a vivere l’amore come donazione e servizio, secondo lo Spirito di Dio, cioè adorando Dio in spirito e verità.
Così la pratica religiosa non è la ripetizione di una tradizione senz’anima, ma è l’incontro con Gesù che parla con te, che legge nel cuore, che ti dice tutto quello che hai fatto e che rivela che così come sei, con tutti i tuoi peccati e la tua infelicità, sei amata, perdonata, invitata alla gioia di Dio, adorando il Padre in spirito e verità.



