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Riflessione

La samaritana e la felicità improbabile

Nella seconda domenica di Quaresima l'Arcivescovo prosegue i suoi «Dialoghi sulla felicità»: la rivelazione di Gesù trasfigura la vita, superando fatiche e monotonie, solitudine e disillusione, e anche devozioni senz'anima

di monsignor Mario DELPINIArcivescovo di Milano

1 Marzo 2026

Arriva la donna dei mestieri

A dichiarare che la felicità sia improbabile si presenta la donna dei mestieri. Ogni giorno le stesse cose, ogni giorno avere sete e continuare a venire qui ad attingere acqua.

Il quotidiano è monotono, le giornate sono faticose, quello che si fa non vale niente e non costruisce niente: ogni giorno devi ricominciare da capo, ogni giorno hai sete, fame, mestieri da fare.

Non c’è neanche il tempo per pensare alla gioia: la felicità è improbabile in questa vita.

Arriva la donna della solitudine

A dichiarare che la felicità sia improbabile ecco la donna della solitudine. Non ho marito. Ogni affetto finisce in delusione. Non c’è un uomo che possa comprendere la profondità delle mie aspettative, il mio bisogno insaziabile di essere amata: ho provato e riprovato. L’esito di ogni rapporto è che sono rimasta sola.

Non c’è rapporto che garantisca una gioia duratura: la felicità è improbabile nei rapporti con gli altri.

Arriva la donna devota e confusa

A dichiarare che la felicità sia improbabile prende la parola la donna devota: la tradizione la convince del dovere di adorare Dio. «L’adorazione di Dio, la preghiera e gli atti di culto sono doverosi»: me lo ha insegnato mio padre. Ma perché? Nella vita è importante avere qualcuno con cui confidarsi, un qualche dio che ti ascolta sempre. Sì, ma quale Dio? Sì, ma dove? Sì, ma fino a quando?

Sarebbe bello avere confidenza con Dio e sapere che ascolta la nostra miseria, ma sembra del tutto fantastico: è improbabile la felicità della prossimità di Dio.

Sono io che parlo con te

No, sorella, la felicità non è improbabile – dice Gesù – la felicità è il segreto di Dio. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.

Povera donna infelice, rassegnata all’infelicità! Ecco che cosa ti propongo: adora Dio in spirito e verità. L’incontro sincero con il mistero di Dio è la grazia di sperimentare la salvezza. E il mistero di Dio si rende presente in Gesù. Solo Gesù può rivelare la verità di Dio.

Nella rivelazione di Gesù la vita è trasfigurata.

Così attingere l’acqua al pozzo non si riduce a un mestiere faticoso e monotono: è piuttosto un dichiarare di aver sete, di non bastare a sé stessi, di vivere nella persuasione di non poter vivere se non c’è chi ci dà vita. Tutti i mestieri si possono vivere come prestazioni doverose e noiose. Si possono anche vivere come segni di quella letizia del servire che lo Spirito dona a chi attinge all’acqua che zampilla per la vita eterna, cioè adora il Padre in spirito e verità.

Così gli affetti e l’amore non sono la via della frustrazione deludente di constatare che non si è mai abbastanza amati. I rapporti affettivi con gli altri non sono un avventurarsi in esperimenti per passare da un amore a un altro, fino a restare soli, come la donna di Samaria che ha avuto cinque mariti. Piuttosto gli affetti e l’amore sono la via del compimento della vocazione ad amare, a vivere l’amore come donazione e servizio, secondo lo Spirito di Dio, cioè adorando Dio in spirito e verità.

Così la pratica religiosa non è la ripetizione di una tradizione senz’anima, ma è l’incontro con Gesù che parla con te, che legge nel cuore, che ti dice tutto quello che hai fatto e che rivela che così come sei, con tutti i tuoi peccati e la tua infelicità, sei amata, perdonata, invitata alla gioia di Dio, adorando il Padre in spirito e verità.

La speranza accesa da Gesù nella samaritana

La samaritana non guarda più Gesù. Ce l'ha ancora davanti, certo, seduto sul pozzo, ma i suoi occhi ora sono come fissi su un punto invisibile: il suo è diventato uno sguardo tutto interiore. La donna sta elaborando nel suo cuore e nella sua mente le parole che quel giudeo forestiero le ha appena detto, in un crescendo di sorpresa e di stupore: l'acqua di vita eterna, i mariti che ha avuto, l'adorazione del Padre in spirito e verità... Fino a quella conclusione folgorante, a proposito del Messia che deve venire: «Sono io, che parlo con te».
La pittura di Bernardo Strozzi è nota per la sua piacevolezza ed espressività. Ma in questo dipinto, realizzato attorno al 1635 (cioè nella piena maturità dell'artista), il «cappuccino genovese» dimostra anche una profonda sensibilità psicologica, scegliendo di focalizzare l'attenzione dello spettatore sulla figura della samaritana e sulla sua reazione al dialogo sconvolgente che ha avuto con Gesù.
Il quadro oggi conservato presso il Museum de Fundatie a Zwolle, in Olanda. Recentemente è stato al centro delle cronache: non per le sue qualità artistiche, ma per le sue vicissitudini sotto il nazismo. La tela, infatti, era di proprietà dell'imprenditore e collezionista tedesco Richard Semmel che, per le sue origini ebraiche e per la sua opposizione a Hitler, nel 1933 cercò rifugio negli Stati Uniti, dopo aver dovuto «svendere» la sua raccolta d'arte. La fondazione olandese ha quindi riconosciuto un'indennità agli eredi di Semmel, che a loro volta hanno acconsentito a lasciare l'opera di Strozzi al museo di Zwolle.
Una storia che ci rende quest'opera ancora più piacevole. Perché se nella vita - della samaritana, come in quella di ognuno di noi - le tribolazioni non mancano, sappiamo che alla fine verrà il Cristo che «ci annuncerà ogni cosa».
Luca Frigerio