Riprendendo i temi dell’ultimo Discorso alla città, Antonio Romeo, sindaco di Limbiate, concorda sulla necessità di un’alleanza che coinvolga non solo le istituzioni, ma anche i singoli. Per operare su vari fronti, a partire dal disagio giovanile

di Claudio URBANO

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Antonio Romeo

Mondo religioso e mondo laico non possono viaggiare separatamente, ma devono convergere nella risposta a bisogni che non sono dell’una o dell’altra comunità, ma che riguardano tutti. Così il sindaco di Limbiate Antonio Romeo riprende le parole dell’arcivescovo Mario Delpini, che qui è venuto in visita pastorale meno di un mese fa e che in queste settimane sta incontrando gli amministratori locali diocesano (sabato 2 marzo sarà a Monza) per declinare sui territori quell’invito alla ragionevolezza del confronto reciproco lanciato alla politica nell’ultimo Discorso alla città.

Romeo traccia l’esempio di un percorso comune a partire dal tema dei giovani: «In passato abbiamo sempre delegato gli oratori, ora non è più possibile», avverte il sindaco, che ha riunito attorno a un tavolo parrocchia, scuola e associazioni per trovare un minimo comun denominatore sui progetti contro il disagio giovanile. «Bisogna superare lo schema per cui l’oratorio, il Comune, la scuola fanno ciascuno il proprio progetto. Servono progetti condivisi in un percorso condiviso – insiste Romeo -. Dobbiamo pensare a progetti che oggi iniziano e che devono continuare per dieci anni. Solo così potremo valutare se sono stati giusti o sbagliati. Ma quelli di cui vogliamo vedere il risultato domani mattina sono progetti fasulli, o quantomeno non sono efficaci».

Romeo indica anche i pregi di un territorio coeso, dove non si sente quell’animosità del confronto per slogan stigmatizzato da monsignor Delpini. Romeo guida un’amministrazione di centrodestra, ma sottolinea: «Al di là della normale contrapposizione della campagna elettorale, chi fa il sindaco cerca veramente di rappresentare la città».

L’alleanza di cui parla può coinvolgere non solo le istituzioni, ma anche i singoli, e in questo senso sottolinea il ruolo dei nonni: «Tengo in macchina la “Regola di vita” che l’Arcivescovo ha consegnato anche a me, visto che sono nonno. Oggi, più che paura, c’è una certa insicurezza, e l’ansia dei genitori si trasferisce sui figli. La presenza dei nonni può essere quindi fondamentale per la crescita dei nipoti, una presenza che vale più di tutti i discorsi e che non si limita, solamente, ad andare a prendere i bambini a scuola».

Oltre alla collaborazione tra singoli e istituzioni la responsabilità del ruolo di amministratore può presentarsi però in tutta la sua portata. È il caso delle situazioni di emergenza sociale, quando di fronte a una famiglia sfrattata compete al sindaco individuare la sistemazione e decidere, per esempio, se un minore deve essere affidato a una comunità: «Qui entra in gioco anche il peso morale della scelta, e in questo il sindaco è lasciato solo. Proprio in questi casi i parroci sono i primi con cui ci si confronta».

Cosa si può fare di più? «Credo che dobbiamo lavorare tutti per costruire una comunità – risponde Romeo -. Noi oggi non abbiamo più una, ma tante comunità. Il lavoro che dobbiamo fare tutti, a partire da chi ha responsabilità civili e religiose, è di ricordarci che la comunità è un pezzo di ognuno di noi».

 

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