Nel contesto della visita pastorale in corso nel Decanato di Trezzo sull'Adda, l’Arcivescovo fa tappa nella Comunità nata sulla scia di quella di Viallpizzone, dove otto nuclei familiari coabitano all’insegna della solidarietà, della condivisione, del mutuo aiuto e della sobrietà di vita

di Cristina Conti

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Domenica 9 dicembre, nel contesto della visita pastorale in corso nel Decanato di Trezzo sull’Adda (Mi), l’Arcivescovo farà tappa anche alla Comunità di Famiglie di Castellazzo di Basiano. Una delle tante realtà che prevedono la convivenza di più famiglie in uno stesso stabile, secondo uno spirito di solidarietà, di condivisione e di apertura all’altro. Barbara Oriani, che vive nella comunità, ci illustra le caratteristiche di questa esperienza.

In che cosa consiste la vostra realtà?
Siamo una comunità di famiglie che fa parte dell’Associazione di promozione sociale “Mondo di Comunità e famiglia”. L’esperienza nasce dalla Comunità di Villapizzone, partita nel 1978 a Milano, che, attraverso il vicinato e con il sostegno reciproco e personale, voleva trovare un modo di vivere in cui alla base dei rapporti quotidiani ci fossero apertura, solidarietà, accoglienza e condivisione. L’obiettivo era ed è quello di recuperare questi valori per sostenersi reciprocamente nella vita familiare quotidiana. La nostra comunità è nata nel 1995 ed è formata da 8 famiglie.

Oltre a solidarietà e condivisione, quali sono i valori portanti della vostra realtà?
Sobrietà, accoglienza, convivialità. Abbiamo la “porta aperta” verso gruppi e persone che vogliono condividere la nostra esperienza e allo stesso tempo siamo disponibili ad accogliere minori in affido o ragazzi in ricerca: chiunque “bussa alla porta”, insomma. La comunità di famiglie non si costituisce sulla fusione, ma sul vicinato solidale, non sulle norme, ma sulla fiducia reciproca e la prossimità.

E come siete organizzati?
Viviamo tutti insieme in una cascina. Ogni famiglia ha il suo progetto di vita e il suo spazio abitativo, dove vive in piena sovranità e responsabilità. Gli appartamenti sono pensati per dare la reale possibilità di vivere l’esperienza dell’accoglienza, scoprendo, giorno dopo giorno, che l’apertura è commisurata al benessere e che il benessere e lo star bene sono proporzionali all’apertura. Siamo un’esperienza di prossimità familiare: ognuno di noi sa che può contare sull’aiuto delle altre famiglie che compongono la comunità. Quelle in gioco sono famiglie, persone che ricercano uno stile di vita sobrio, essenziale nei consumi, ma anche nelle idee. Non si inseguono l’accumulo e lo sperpero dei beni, ma si cerca di investire sulle relazioni con le persone nel rispetto dell’ambiente. Abbiamo, per esempio, una condivisione economica che prevede una cassa comune: gli stipendi e quello che ogni famiglia guadagna ogni mese vengono versati in un conto comune, da cui ogni nucleo poi, quando si presenta la necessità, preleva quello che serve liberamente, con riservatezza e giudicando secondo coscienza e in modo autonomo. La nostra è una comunità laica, di cui fanno parte anche famiglie non credenti. Siamo una realtà aperta dove la gente, in fondo, viene per cercare la propria strada. Ci incontriamo poi mensilmente per condividere le emozioni e le storie che abbiamo vissuto. E poi ovviamente condividiamo il cortile e ci raccontiamo le piccole cose quotidiane, come avviene tra buoni vicini.

Come si svolgerà la visita dell’Arcivescovo?
Sappiamo che i tempi saranno molto ristretti. Arriverà in oratorio, dove pranzerà alle 13.30 e alle 14.30 dovrà ripartire. Verrà da noi per un tempo molto breve. Ci conosce ed è già passato di qui, perciò non ci sarà bisogno di dilungarci a presentargli la nostra comunità. Faremo un momento di accoglienza, offrendogli un caffè e magari un dolce. E poi diremo insieme una preghiera. All’interno della cascina c’è una cappella, che da poco abbiamo fatto ristrutturare. Per noi è uno spazio importante per ritrovarci, anche se non tutti siamo credenti. Gli chiederemo, dunque, di impartire una benedizione a questo luogo.

 

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