Luci, ombre e prospettive del primo Decanato a essere toccato dall’Arcivescovo, a partire da domenica 18 novembre, nell’analisi del decano don Alberto Cereda

Don Alberto Cereda
Don Alberto Cereda

«Siamo un popolo in cammino e, per questo, i nostri passi conoscono la leggerezza della corsa e talvolta la pesantezza della stanchezza»: richiama l’immagine utilizzata dall’Arcivescovo per la sua Lettera pastorale, don Alberto Cereda, responsabile della Comunità pastorale San Gaetano da Thiene e decano di Trezzo sull’Adda, per illustrare luci e ombre del suo Decanato, il primo toccato da monsignor Mario Delpini nella sua Visita pastorale che inizia proprio oggi.

La sua analisi parte proprio da uno dei temi che la Visita intende mettere a fuoco, la cura della Scrittura, che risulta «custodita e meditata» nei vari ambiti della pastorale: «Nel tempo del primo annuncio – spiega – sa nutrire i più piccoli anche attraverso un uso intelligente e misurato della creatività. In questo sono d’aiuto i cammini dell’Iniziazione cristiana proposti dalla Diocesi». Nelle età che seguono – dai preadolescenti agli adulti – «ampio spazio è dato all’ascolto e alla meditazione attraverso il metodo della Lectio. Non abbiamo abbandonato del tutto il percorso della Scuola della Parola. Ci aiutano poi iniziative più mirate come gli esercizi spirituali, le Quarantore e alcuni strumenti volti ad accostare con una certa sistematicità il testo sacro».

Un altro rimando alla Parola – seppure indiretto – è offerto dalla Scuola di Teologia, che ha «un alto e insperato numero di iscritti e partecipanti»: evidentemente, «nel nostro popolo c’è il desiderio di un vivo rapporto con Dio». Nelle celebrazioni eucaristiche il livello d’ascolto è alto e attento, mentre nella predicazione «i nostri sacerdoti non danno mai l’impressione di offrire parole pensate in fretta o all’ultimo momento». Occasione preziosa è la celebrazione delle esequie: «Grazie a segni opportuni, a preghiere distinte, a una proclamazione intensa della Parola, siamo aiutati a non sentirci soli e troviamo la luce che sa spegnere la tentazione del cuore di perdere fiducia nei confronti di Dio». In tutte le parrocchie sono presenti i foglietti della messa, utili, oltre che per la preghiera, anche per informare sulla vita della comunità. In termini di inclusione, se un certo rilievo è stato dato all’abbattimento delle barriere architettoniche nelle chiese, «riscontriamo di non avere pensato a forme di attenzione per gli ipovedenti o per chi ha difficoltà nell’udito».

Quanto ai cosiddetti «spazi fatti di fatica, di inciampi e di lentezze», don Cereda riscontra che «il primo annuncio è una realtà che occorre sempre ripetere» e cita come esempio la preparazione degli adulti alla Cresima: «Dovrebbe essere richiesta da chi, una volta ripreso il cammino nella fede, intende entrare in esso con maggiore maturità per una testimonianza adulta; di fatto però ci si trova a proporre un annuncio che sarebbe più appropriato per il catecumeno che si prepara a ricevere il Battesimo…». Segno che «non si è ancora riusciti a rendere consueto l’uso della Scrittura e il rapporto personale con essa». Un’altra difficoltà riguarda gli incontri con i genitori dell’Iniziazione cristiana: «Quando si cerca di favorire un confronto e un dialogo a partire dal brano proposto e meditato, si registra un calo considerevole nella partecipazione… È singolare il fatto che il disagio nel misurarsi con la Scrittura sia provato dalle stesse persone che, per esempio, si scambiano di tutto all’interno dei gruppi di whatsapp…». Il decano nota che la Bibbia «sembra non appartenere alla sostanza del cammino di fede e forse il momento più drammatico di questa assenza è dato dal sacramento della penitenza: molto difficilmente la confessione è l’esito di una vita confrontata con la Parola».

Per questo, pur nella convinzione «che nelle nostre comunità ci sia uno sforzo reale e concreto per fare in modo che la Sacra Scrittura sia presente nella vita dei fedeli», c’è anche la consapevolezza «che si possa fare di più e meglio». Il desiderio è quello di condividere maggiormente nel Decanato «le proposte delle singole parrocchie, in modo che l’insieme diventi ricchezza per tutti». Appare utile una scuola decanale per lettori, così come un incremento delle celebrazioni comunitarie della Riconciliazione. E, conclude don Cereda, si attendono «stimoli e suggerimenti in seguito alla visita dell’Arcivescovo».

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