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Territorio

Casa della Carità di Lecco, il prossimo traguardo è l’autonomia

Martedì 20 gennaio una cerimonia alla presenza dell’Arcivescovo celebra i tre anni dell’istituzione che offre molteplici servizi per far fronte a diverse fragilità. Luciano Gualzetti sottolinea i risultati dell’attività e immagina un percorso futuro

di Annamaria BRACCINI

19 Gennaio 2026
Veduta esterna della Casa della Carità

Tre anni vissuti intensamente con «l’obiettivo di una Casa della Carità che abbia la caratteristica di offrire molteplici risposte alle persone in difficoltà, mettendo insieme una pluralità di servizi». Dal Centro di ascolto alla mensa, dal guardaroba al servizio docce e al rifugio notturno che già funzionavano in diversi luoghi di Lecco, e concentrati nell’immobile di via San Nicolò, a cui sono stati aggiunti lo studio medico, l’Emporio della solidarietà, il deposito bagagli, le lavanderie e alcuni spazi per l’esperienza di gruppi, di anziani e di giovani. Insomma, una Casa dove una persona possa essere accompagnata in modi diversificati, con un “pane” non necessariamente fisico, a cui fa riferimento la grande scritta presente sulla facciata, che già campeggiava in diverse lingue sul padiglione della Santa Sede a Expo 2015 («Dacci oggi il nostro pane quotidiano») e che Casa della Carità di Lecco ha ricevuto in francese.

«Uno scopo raggiunto e che ha significato qualcosa in più anche per la città». Luciano Gualzetti, responsabile di Casa della Carità di Lecco, racconta così questa importante realtà di Caritas ambrosiana giunta al suo terzo “compleanno”. Anniversario che martedì 20 gennaio, alle 17.30, verrà sottolineato dalla presenza dell’Arcivescovo – che l’aveva inaugurata e benedetta nel 2023 -, delle autorità civili, militari e religiose del territorio, dei rappresentanti delle aziende, delle associazioni industriali, degli artigiani e dei commercianti.

La Casa, situata tra la Basilica di San Nicolò e l’oratorio, dice già dell’intento educativo che si propone, oltre naturalmente all’attenzione caritativa che riserva a chi ha bisogno…
Assolutamente. Tutte le Case della Carità sorte in Diocesi incarnano questa volontà di dire quali sono le tre dimensioni fondamentali della Chiesa: liturgica, catechetica e caritativa. La dimensione ecclesiale è anche sottolineata dal fatto che i 250 volontari presenti arrivano praticamente tutti dalle parrocchie. E i risultati si vedono: in un anno in media si è giunti ad accogliere 1.500 persone. Alla mensa sono passate 900 persone e sono stati distribuiti più di 19 mila pasti. Le docce sono state garantite a circa 200 persone, mentre 6.000 sono stati i pernottamenti nel rifugio notturno. Ma i numeri soprattutto ci dicono che c’è una risposta concreta alle diverse esigenze delle persone povere, dalle più estreme di chi vive in strada a quanti vengono aiutati con l’Emporio della solidarietà, alle famiglie (in cui magari uno dei due genitori ha perso il lavoro) avviate al Fondo “Diamo lavoro”. Non ultimo, favoriamo l’accesso ai diritti a chi ne ha necessità.

L’Arcivescovo e Luciano Gualzetti all’atto dell’inaugurazione

Quali sono oggi le povertà più drammatiche?  
Tutte, perché viverle sulla propria pelle è sempre un dramma. Certamente chi è in strada, soprattutto adesso con il freddo estremo, è messo alla prova in modo durissimo. Ma ci sono tante altre povertà che non vanno dimenticate e che rischiano di essere invisibili. Il disagio abitativo anche a Lecco è certamente uno dei temi che colpiscono di più: ci sono famiglie che perdono la casa perché, pur pagando l’affitto, alla scadenza del contratto vengono sfrattate. Per tutti c’è il bisogno di uscire dalla solitudine, tanto che abbiamo un gruppo di anziani che vengono a trascorrere i mercoledì pomeriggio nella Casa per stare insieme. Ogni povertà ha la sua tragedia, ci sono i giovani – sempre di più sono quelli in strada -, i minori stranieri non accompagnati che diventando adulti perdono qualsiasi diritto, le vittime delle dipendenze. A Lecco abbiamo comunque una ricca rete di solidarietà, riuscendo a collaborare con altre realtà, il Comune in testa, ma anche con fondazioni, ed enti del terzo settore.

Un sogno nel cassetto?
Il sogno, o meglio l’intenzione, è quella di far sentire la Casa della Carità incarnata nel territorio e come una responsabilità di tutti i lecchesi. Oggi la Casa è sostenuta in gran parte da Caritas ambrosiana, dai fondi dell’8×1000 della Cei, da qualche contributo del Comune e della Prefettura per quanto riguarda l’accoglienza degli stranieri. L’obiettivo è di avviare un percorso in cui Casa della Carità diventi sempre più autonoma e sostenuta dal territorio lecchese.