Al Gallaratese in ottobre aprirà la prima comunità di giovani finalizzata all’esperienza di discernimento e vita comune proposta dalla Diocesi in collaborazione con l’Azione cattolica. Il Vicario episcopale: «Un frutto del Sinodo»

di Luisa BOVE

Don Mario Antonelli
Don Mario Antonelli

Presto nel quartiere Gallaratese di Milano aprirà una piccola comunità di giovani che hanno aderito alla proposta «La Rosa dei 20» incentrata sul discernimento personale. L’iniziativa diocesana, realizzata in collaborazione con l’Azione cattolica ambrosiana, prenderà il via in ottobre. Ne parliamo con don Mario Antonelli, Vicario episcopale per l’Educazione e la celebrazione della fede.

Come nasce l’idea de «La Rosa dei 20»?
Da un’esigenza e da un’attesa che sono state intercettate e condivise da non pochi vescovi, in particolare al Sinodo sui giovani: infatti nel documento finale, al n. 161, compare un accenno importante su un anno di discernimento. I vescovi hanno percepito che, per tanti giovani che hanno maturato la fede nel Signore Gesù, diventa molto importante un tempo propizio per discernere la loro vocazione.

E la Diocesi di Milano in particolare che cosa propone?
Appena tornato dal Sinodo, l’Arcivescovo ha rimarcato in modo singolare questa intuizione e ha chiesto all’Azione cattolica di svilupparla e declinarla in un percorso tutto polarizzato intorno a questo obiettivo: il discernimento della vocazione personale. Il discernimento è quel modo particolare di vivere la comunione con il Signore Gesù nella Chiesa. Per questo, avvalendosi della competenza e della passione apostolica dell’Azione cattolica, la Diocesi propone un periodo di nove mesi (da ottobre a giugno) durante il quale già quest’anno un gruppetto di cinque giovani vivranno in comunità in una casa della parrocchia dei Santi Martiri Anauniesi al Gallaratese e saranno accompagnati da un’équipe formativa.

Quali sono gli strumenti alla base del discernimento?
In primo luogo l’ascolto della Parola di Dio, che è lampada per i passi. Altro pilastro – l’ho già accennato – è la vita comune e quindi l’attivazione e la coltivazione di rapporti fraterni. Poi il servizio di carità sul territorio, perché non c’è discernimento che non si svolga dentro a un servizio. Infine l’ascolto docile di testimonianze di uomini e donne che hanno compiuto un discernimento e che da tempo vivono il Vangelo secondo la propria vocazione. Lo scopo è di aiutare i giovani ad aprirsi al vastissimo orizzonte di vocazioni nella Chiesa.

Chi può aderire all’iniziativa?
La proposta è rivolta a giovani dai 20 ai 30 anni, lavoratori o studenti. Le richieste possono pervenire in qualsiasi momento dell’anno, anche se poi, per attivare esperienze di questo tipo, occorre fare i conti con la realtà, quindi con la disponibilità di case (in questo senso un grande plauso va a don Andrea Meregalli e alla parrocchia del Gallaratese). Qualcun altro sta già valutando, ma se due o tre giovani ad agosto o settembre dicessero «Piacerebbe anche a noi», si tratterà di individuare un appartamento, ma anche di garantire alla piccola comunità un accompagnamento significativo. Potrebbe quindi accadere che, a fronte di qualche richiesta, si debba aspettare per maturare la proposta e, appena ci sono le condizioni (una casa e l’équipe formativa), partire con un nuovo gruppo di tre, quattro o cinque giovani.

Qual è il ruolo dell’équipe?
L’équipe deve accompagnare i giovani per nove mesi guidando una lectio divina, proporre gli elementi essenziali del discernimento cristiano, valutare l’attività sul territorio guardando con attenzione ai bisogni e alle povertà per svolgere un servizio di carità. L’équipe del Gallaratese è composta da don Giambattista Biffi (che ora abita nel quartiere), una “famiglia a chilometro zero”, che da tempo vive in parrocchia e una coppia di sposi di Azione cattolica della Comunità pastorale.

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