Nel primo giorno dell’anno, l’Arcivescovo ha presieduto in Duomo la Messa per la Pace, presenti Ministri e rappresentanti del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, con i quali ha, poi, dialogato e scambiato i tradizionali auguri

di Annamaria Braccini

Messa pace in Duomo 2019

La pace che è «frutto di un grande progetto politico», che è essa stessa «un concetto politico», come scrive papa Francesco nel suo Messaggio per la 52esima Giornata appunto della Pace con parole che l’Arcivescovo ripete in Duomo nella Messa del 1 gennaio. Concelebrano il vescovo Francesco Brugnaro, alcuni membri del Consiglio Episcopale Milanese, i Canonici del Capitolo metropolitano con l’arciprete monsignor Gianantonio Borgonovo che porge l’indirizzo di saluto iniziale. In altare maggiore siedono, come ormai tradizione il 1 gennaio, i Ministri delle diverse Confessioni aderenti al Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano. Tra i molti fedeli ci sono i rappresentanti di tante etnie che hanno preso parte alla Marcia della Pace promossa, come sempre, dalla Comunità di Sant’Egidio e conclusasi in Cattedrale.
Insomma, tutto parla di quella fraternità, comunione e condivisione, alle quali l’omelia dell’Arcivescovo, dà una voce forte e chiara, perché tutti – in primis le diverse componenti della città – ascoltino.
«Quelli che pregano si rivolgono a Dio ogni giorno, ricevono da Dio parole che sono come lampade per il cammino, che sono come l’abbraccio che consola, il rimprovero che corregge, la forza che spinge oltre. È per questo che siamo convenuti qui, in questo primo giorno dell’anno, per pregare l’unico Padre, per professare la fraternità profonda che ci unisce nonostante le nostre storie complicate, per rinnovare la fede nella provvidenza del Padre che accompagna i nostri giorni con la forza dello Spirito Santo e ci persuade a essere così tenaci e fiduciosi nel compiere le opere di Dio, da attraversare i giorni di quest’anno come coloro che possono essere detti figli di Dio perché operano per la pace».
Per questo, suggerisce il vescovo Mario, abbiamo qualche cosa da dire alla città in cui viviamo.
«Noi abbiamo la fierezza e la responsabilità di non tacere negli spazi pubblici della città. Noi abbiamo rispetto di tutte le Istituzioni legittime e per tutti i rappresentanti delle Istituzioni e, anzi, proviamo simpatia per tutti coloro che assumono la responsabilità per le Istituzioni. Siamo cittadini italiani ed europei e ci troviamo come fratelli anche con cittadini di altri Paesi e insieme con loro e abbiamo qualche cosa da dire. Parliamo con discrezione e rispetto, non come chi vuole fare da maestro o impancarsi a giudice, ma come persone e comunità che hanno a cuore la città e il Paese in cui si trovano a vivere».
Ma cosa dire? Anzitutto, la benedizione di Dio.
«La prima parola dell’anno è la benedizione, la rivelazione dello sguardo paterno e benevolo di Dio per tutti i suoi figli. Il volto del Padre, che risplende per tutti, sia incoraggiamento, consolazione, benedizione per coloro che sono lieti e per coloro che, in questo momento, piangono e sono soli, per coloro che sono disperati, che sono spaventati della vita e di quello che li aspetta, per coloro che sono malati, per coloro che sono senza lavoro. Benedizione che ci unisce in un popolo solo e solidale».
Da qui, la pace «che non può essere interpretata soltanto in un senso personale e intimistico. La pace che è un concetto politico; che è il nome della convivenza buona, della vita serena, del bene comune».
«La politica è proprio l’azione condivisa per promuovere, custodire, difendere il bene comune. Noi che preghiamo Dio sentiamo una particolare responsabilità per rinnovare le parole di benedizione e, insieme, per renderci disponibili all’impresa comune», spiega l’Arcivescovo in riferimento al Messaggio papale, quando Francesco dice: “Le Chiese non fanno politica, ma benedicono con le Parole del Signore ogni uomo, ogni donna che operano per la pace”. «Siamo qui per ripetere la benedizione alla città in cui viviamo, convocati da diverse comunità cristiane e popoli della terra. Benedetta sia questa società, questa città, perché vogliamo essere alleati con Dio. Vogliamo stringere le mani, avviare dialoghi, risolvere i problemi. Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio».
A conclusione della Celebrazione, i Ministri – che, poi, salgono nella Cappella arcivescovile per gli auguri – benedicono insieme i fedeli con la benedizione di Aronne.

L’incontro con i rappresentanti del Consiglio delle Chiese Cristiane

«Ormai una storia che dura da più di 20 anni per un’Istituzione che supera le singole persone che ne prendono parte». Definisce così il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano, monsignor Luca Bressan, vicario episcopale e presidente della Commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo. È lui che introduce l’incontro tra l’Arcivescovo e i rappresentanti delle Chiese.
A prendere la parola è la pastora anglicana, arcidiacona per l’Italia e Malta, Vickie Sims, che fa parte del Consiglio di presidenza del CCCM e rappresenta il presidente, l’archimandrita Teofilactos Vitsos, impossibilitato a partecipare per un’indisposizione. Sono presenti anche il vicepresidente del Consiglio, don Lorenzo Maggioni e il responsabile del Servizio per l’Ecumenismo e il Dialogo, il diacono permanente Roberto Pagani.
Sottolinea Sims:«Ci fa molto piacere lavorare insieme. Quest’anno abbiamo deciso di avere più tempo per pregare uniti: 6 volte durante l’anno ci troveremo per pregare nelle diverse chiese, e dopo la Celebrazione liturgica si svilupperà una riflessione teologica a tre voci (cattolica, protestante e ortodossa) su un tema condiviso, solitamente legato all’anno liturgico». Altri 6 incontri nell’anno saranno dedicati ai lavori di organizzazione e analisi delle sfide da affrontare, in specifico, i giovani, la custodia del Creato e la realizzazione di un luogo per fare memoria ecumenica di tutti i martiri e di coloro che hanno lavorato per la pace. Il pensiero della Pastora è anche per l’imminente Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani che verrà preceduta dalla consueta Giornata per il Dialogo Ebraico-Cristiano in occasione della quale, quest’anno, a Milano, vi sarà un significativo commento a due voci femminili sul Libro di Ester, affidato a Miriam Camerini, per la parte ebraica, e alla pastora valdese Daniela Di Carlo (Martedì 15 gennaio ore 18.30 presso la Fondazione Ambrosianeum in via delle Ore 3).
«Siamo certi che Dio gradisce la nostra preghiera perché cerchiamo la riconciliazione e la condividiamo», osserva, da parte sua, l’Arcivescovo, evidenziando il tema della sensibilizzazione alla preghiera come missione specifica del Consiglio. «Mi pare che abbiamo la responsabilità di ricordare a questa società il riferimento a Dio come necessario. Ho l’impressione che la città non preghi, affidando la preghiera alle Chiese, quasi fosse un adempimento privato. In particolare, mi sembra che Milano, che pure sta vivendo un momento di fierezza, non consideri il riferimento a Dio. È un segnale che mi inquieta. Stiamo vivendo una stagione in cui il secolarismo è superato e, come dicono molti, il “sacro” è tornato, ma, forse, la proposta delle Chiese non riesce a interpretare tale bisogno di Dio. I temi del Creato e dei giovani rappresentano sfide molto importanti, così come il titolo della prossima Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, “Cercate di essere veramente giusti (Dt 16)” che ha a che fare con la giustizia. Ringrazio il Consiglio per il lavoro su questi aspetti contemporanei e per quello che avrete da dire alla città».

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