L'iniziativa del 6 aprile, che ora coinvolge i gruppi familiari di tutta la diocesi, si ripeterà in ogni zona pastorale prendendo spunto da quella che era stata realizzata a Varese in via sperimentale


Redazione

03/03/2008

di Luisa BOVE

«Ogni commissione sta lavorando per organizzare la giornata e se i numeri reggono potrebbero partecipare 200-250 coppie in ogni zona pastorale, senza contare i figli», spiega don Silvano Caccia. Solo per Varese, che ha già vissuto un’esperienza simile, l’incontro sarà il pomeriggio a Masnago: i partecipanti rifletteranno sul gruppo familiare come luogo di amicizia e fraternità. Per tutte le altre zone, «scopo della giornata è dare visibilità ai gruppi nel percorso diocesano, precisare il profilo di quelli parrocchiali, sostenere i gruppi già esistenti e allo stesso tempo aiutare chi vuole avviarne uno». Il Vicario episcopale introdurrà i lavori della mattinata, poi ci saranno brevi interventi sull’aspetto pastorale e spirituale, oltre a due esperienze, in cui un sacerdote e una coppia di sposi racconteranno come il gruppo familiare ha sostenuto rispettivamente le loro vocazioni.

«Per mantenere vivo il dialogo tra Chiesa locale e gruppi, associazioni e movimenti di spiritualità familiare – continua il responsabile diocesano -, nel pomeriggio ci sarà una tavola rotonda nella quale interverranno i rappresentanti di queste realtà». Attualmente sono almeno 11 le organizzazioni che partecipano al coordinamento diocesano e che saranno invitate a portare la loro testimonianza. Si va dalla “Fraternità della luce” di Monza, che attraverso la realizzazione di icone favorisce la crescita della preghiera, a “Una famiglia di famiglie” di Bosisio Parini, che fa capo a “La Nostra Famiglia” e ha avviato un gruppo familiare sull’attenzione spirituale per chi ha bambini portatori di handicap.

L’“Opera Madonnina del Grappa”, che ha sede a Casaglia, presente anche in altre località, parteciperà alle giornate che si terranno a Monza, Rho e Milano, mentre l’“Equipe Notre Dame” è attiva a Legnano, Busto Arsizio, Rho, Milano e Monza. Tra gli altri ci sarà anche l’associazione “Figli in cielo” composta da famiglie che hanno perso tragicamente un figlio e si incontrano a Milano una volta al mese. Intanto, attraverso la Pastorale dei migranti si sta verificando se esistono movimenti di famiglie straniere per invitarli alla giornata di aprile. Mentre i genitori lavoreranno tra loro, i figli parteciperanno alle attività di animazione promosse dai giovani e dagli scout.

Tra gli organizzatori dell’incontro di Milano che si terrà al Pime ci sono anche Fiorenza e Lino Bleggi, membri del coordinamento della Pastorale familiare di zona. Oggi svolgono questo servizio, ma alle spalle hanno 10 anni di esperienza di gruppo familiare. Da giovani avevano seguito il cammino dei fidanzati promosso dall’Azione Cattolica in centro diocesano, dopo il matrimonio hanno continuato a incontrarsi. «È stata un’esperienza forte di condivisone – dice Fiorenza -, non solo per i coniugi, ma anche per i figli, che sono cresciuti in un percorso comune. Anche mio figlio Luca, che adesso ha 25 anni, sta seguendo il cammino di Ac per fidanzati, ancora oggi ha ricordi bellissimi di quando era bambino e ci incontravamo con altre famiglie».

«La sera – racconta la donna – andavamo nelle case portando anche i figli. Il gruppo ha il vantaggio di rispettare i tempi delle famiglie, che sono diversi da quelli degli adulti in genere, permettendo di vivere insieme e condividere momenti importanti della vita».

E’ importante il confronto tra coppie, insiste Bleggi, «soprattutto in un contesto come quello di oggi in cui si devono affrontare molte difficoltà. Per le giovani coppie può essere un grande vantaggio condividere le fatiche, perché sono tante, soprattutto all’inizio del loro percorso. Ma confrontarsi con gli altri può davvero essere il modo per superarle».

«Per noi il gruppo è stata un’esperienza positiva – conclude la donna -, ci ha resi forti e ci ha fatto crescere come coppia e come famiglia» . Ora i coniugi Bleggi non vanno più nelle case, ma si incontrano in parrocchia con tutte le altre famiglie per momenti di riflessione comune e di confronto. «Gli adulti si incontrano tra loro, soprattutto negli ultimi due anni a partire dal percorso dell’Arcivescovo, mentre i bambini giocano insieme seguiti dagli adolescenti, che vivono questa domenica pomeriggio come occasione di servizio».

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