Intervista a monsignor Luigi Manganini, Pro-presidente della Congregazione del rito ambrosiano, sul nuovo Lezionario: «Abbiamo pensato di recuperare la nostra tradizione e di rinnovarla dal punto di vista pastorale»


Redazione

20/03/2008

di Luisa BOVE

Ci sono voluti oltre 30 anni prima di avere un nuovo Lezionario ambrosiano non più “ad experimentum”. La lunga attesa, assicura monsignor Luigi Manganini, Pro-presidente della Congregazione del rito ambrosiano, non è dovuta al fatto che ci sono voluti tanti anno di lavoro, ma per «inerzia». Insomma: «Abbiamo continuato a utilizzare il testo predisposto nel 1976 dimenticando che era provvisorio. Ha iniziato il Sinodo 47° nel 1995 a dire che bisognava completare la riforma liturgica e in particolare il Lezionario».

E poi?
La decisione fu presa con il cardinal Tettamanzi durante una riunione a Esino del Consiglio episcopale milanese nel 2003. La Congregazione ha recuperato il lavoro precedente e l’ha rivisto completamente. Poi c’è stata la presentazione del progetto al Consiglio presbiterale e a tutti i preti girando nei decanati, fino ad arrivare alla “recognitio” con la Sede apostolica.

Perché dite che il Lezionario darà “nuovo impulso alla vita liturgica e all’azione pastorale”?
Perché la presentazione di letture appropriate può aiutare il cammino di fede e quindi la proposta pastorale. In particolare il nostro Lezionario ha una caratteristica: è complementare a quello romano, cioè è impostato secondo una modalità catechistica e mistagogica. Le letture vengono scelte in base alla celebrazione, non solo nelle grandi feste, come il Natale, ma anche nelle domeniche e nel tempo ordinario. Abbiamo pensato di recuperare la nostra tradizione e di rinnovarla dal punto di vista pastorale.

Esisteranno anche le domeniche a tema. Di che cosa si tratta?
Le domeniche tematiche ripresentano con chiarezza il mistero di Cristo. La liturgia non è il ricordo di un fatto passato, ma immersione nella Pasqua di Cristo, sia pure da un’angolatura particolare. È come un prisma: da una parte entra la luce bianca e ne esce con tutti i colori. Il mistero pasquale è sempre lo stesso, ma ogni domenica la liturgia ne rifrange un aspetto in particolare.

Anche le celebrazioni prefestive avranno un’accentuazione diversa?
Sì, esatto. E questo è molto importante dal punto di vista tradizionale, perché noi abbiamo sempre celebrato le grandi feste a partire dalle vigilie. La messa prefestiva del sabato sera non è un ripiego, ma l’ingresso nel giorno del Signore. È quindi una messa festiva a carattere vigiliare.

I fedeli come saranno aiutati a cogliere la novità?
Da una serie di pubblicazioni anche on line sul portale della diocesi. Poi stamperemo dei messalini, inizialmente usciranno periodicamente, in seguito avremo il volume completo. Così i fedeli potranno piano piano prepararsi.

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