Nato da genitori cattolici ha deciso di diventare prete nella grande famiglia Salesiana, dopo il noviziato a Hong Kong è andato a Torino a studiare, poi tre anni a Roma. Ha insegnato in diversi Seminari cinesi...


Redazione

14/05/2008

di Luisa BOVE

Preti, seminaristi e qualche laico hanno ascoltato in silenzio la lunga testimonianza del Vescovo di Hong Kong invitato a Venegono in occasione della Festa dei fiori. «Sono nato in una famiglia cattolica», ha detto il cardinal Zen, i suoi genitori sono stati battezzati quando frequentavano gli anni del liceo. Il padre, un tipo «molto simpatico» voleva anche fare il prete, ma allora i giovani venivano incoraggiati a sposarsi e a metter su famiglia.

«Mio padre, a forza di portarmi a messa ogni giorno (la domenica erano cinque)», racconta Zen, lo ha ben introdotto nella vita di fede. Tanto che lui stesso ha pensato di diventare sacerdote. «Mia mamma non vedeva bene che io facessi il prete, ma piuttosto che perdermi del tutto…». La scelta del giovane Joseph è stata quella di entrare nella grande famiglia Salesiana. «Non sono scappato da Shanghai, ma sono andato a Hong Kong nel 1948 per il noviziato, poi sono arrivati i comunisti. Lì ho ricevuto una formazione solida», poi è andato a Torino («culla dei Salesiani») a studiare per 6 anni presso l’Istituto internazionale Don Bosco.

Ordinato sacerdote l’11 febbraio 1961 è poi partito per Roma dove ha proseguito gli studi fino al 1964. Erano ormai gli anni del Concilio Vaticano II. Terminato il lungo iter di formazione, il futuro cardinal Zen si è messo a insegnare sia al Seminario salesiano sia a quello diocesano. «Dopo 20 anni mi è venuta un’idea», ha deciso di tornare nella sua amata diocesi di Shanghai «dove la mia fede è nata e cresciuta» anche perché «nonostante il regime ateo si iniziavano ad aprire i seminari». Così ha scritto una lettera al rettore dicendosi disponibile a insegnare ai futuri preti, ma dovrà aspettare quattro anni perché i tempi non erano maturi. Nel 1988 è arrivato l’ok. L’anno dopo con la caduta del Muro di Berlino, «mentre tutti scappavano dalla Cina, io vi entravo», racconta il cardinal Zen, «e fui accolto molto bene». Per 7 anni ha insegnato filosofia e teologia sacramentaria in diversi Seminari.

Il 13 settembre 1996, un anno prima del ritorno di Hong Kong alla Cina è stato nominato da Giovanni Paolo II coadiutore della diocesi di Hong Kong, ricevendo l’or dinazione episcopale il 9 dicembre. Il 1° luglio 1997 Hong Kong torna sotto la sovranità della Repubblica popolare cinese. «Molti scappavano portando via ricchezze e professionalità», ma poi una maggiore apertura del governo ha indotto tanti a rinunciare. «Abbiamo mantenuto molta della libertà che avevamo prima», ammette il cardinal Zen. Anche se le difficoltà in quegli anni rimanevano, come pure il desiderio di un cambiamento.

Dopo lunghi anni di separazione forzata, «la stragrande maggioranza dei Vescovi della Chiesa ufficiale è stata legittimata dalla magnanimità del Santo Padre». A conclusione dell’udienza generale di mercoledì 22 febbraio 2006, Benedetto XVI ha annunciato il desiderio di ordinare cardinale Joseph Zen, che ha risposto: «Se accetto, accetto per tutta la Cina». L’ordinazione è avvenuta il 24 marzo dello stesso anno.

Ora il cardinal Zen ha già compiuto 76 anni e quando lascerà la guida della diocesi di Hong Kong tornerebbe volentieri all’insegnamento. Ma se da una parte «in questo momento non mi è permesso tornare in Cina quando voglio (anche se finora mi sono comportato bene», scherza, dall’altra ha un incarico che non può lasciare. È infatti membro del Consiglio speciale per l’Asia della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi e intende rimanere a disposizione del Papa per la situazione della Chiesa in Cina.

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