Redazione

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22/01/2008

Italia ed Europa. Richiamando la seconda enciclica di Benedetto XVI Spes salvi, “serrato ragionamento in cui storia, filosofia e teologia si intrecciano per decodificare il desiderio di vita buona e felice che c’è nel cuore dell’uomo e di ogni epoca”, il presidente dei vescovi italiani ha rammentato che “la Chiesa non vuole e non cerca il potere”; piuttosto essa “vuole aiutare il Paese a riprendere il cammino, a recuperare fiducia nelle proprie possibilità, a riguadagnare un orizzonte comune”. Di qui il suo “sì alla cultura magmatica eppure vitale in cui (la stessa Chiesa) è a sua volta inserita" e anche i suoi “no” che in realtà costituiscono “un sì più grande alla vita, alla persona intera, alla giustizia, alla coscienza, al progresso, al creato” e confermano “il sì all’Italia, al suo futuro e alla sua vocazione in seno all’Europa e nel concerto dei popoli”.

Tutela della famiglia. Di qui il sostegno della Chiesa alla “famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna” e la contrarietà alla regolamentazione per legge delle coppie di fatto” e “all’equiparazione fra tendenze sessuali e differenze di sesso”. “Conferendo diritti e privilegi alle persone conviventi” ha spiegato il card. Bagnasco, “si sottrae di fatto ai diritti e ai privilegi dei coniugi il motivo che è alla loro radice, ossia l’istituto matrimoniale”, mentre “iniziative quali il divorzio breve” avrebbero “la forza di incidere sulla mentalità e il costume, inducendo atteggiamenti di deresponsabilizzazione". Un problema non solo italiano: la preoccupazione per il futuro della famiglia, ha rammentato il presule, è stata al centro dell’ incontro, “nell’ottobre scorso a Fatima, dei presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa”, convinti che con l’indebolimento della famiglia “si metterebbe a repentaglio il futuro dell’Europa stessa”. “Di qui – per il presidente Cei – il riproporsi significativo, al di là dei confini nazionali, di iniziative come il nostro Family Day che per nessuno voleva essere e per nessuno è stato una minaccia, ma piuttosto l’indicazione di una via da percorrere”.

Il Trattato di Lisbona. “Quanto all’Unione Europea – ha proseguito il card. Bagnasco – non possiamo non apprezzare i risultati del recente vertice di Lisbona nel quale è stato solennemente firmato il nuovo Trattato europeo, che ha come parte integrante la Carta dei diritti dei cittadini. Mentre si attendono le necessarie ratifiche da parte dei singoli Stati – ha aggiunto – non possiamo non auspicare che di questi documenti vengano date interpretazioni non forzate e non strumentali nella logica di un’esasperazione dei diritti esclusivamente individuali”. Per il presidente dei vescovi italiani “resta peraltro attuale l’esigenza, più volte avanzata in passato, di garantire il rispetto delle specifiche identità culturali e delle tradizioni dei Paesi membri, nella piena valorizzazione del principio di sussidiarietà e dei limiti di competenza dell’Unione europea”.

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