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Testimonianza

Padre Bovio: «Nell’Ucraina in guerra tanta gente va in cerca di Dio»

A quattro anni dall’invasione russa (24 febbraio 2022), il direttore delle Pontificie Opere Missionarie nel Paese racconta le condizioni di vita sempre drammatiche e spiega: «Paradossalmente la situazione sta riportando molti verso la Chiesa». La sua speranza: «Più persone costruiranno pace, anche nel piccolo, più sarà possibile realizzarla nel mondo»

di Annamaria BRACCINI

23 Febbraio 2026
Padre Bovio preghiera in rifugio in Ucraina

Un testimone sul campo, anzi sul campo di battaglia. È padre Luca Bovio, missionario della Consolata, nato e cresciuto a Milano nella parrocchia di Sant’Anna Matrona. Dopo 17 anni trascorsi in Polonia – di cui 13 lavorando nella direzione nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in quel Paese quale segretario della Pontificia Unione Missionaria – nel 2022 ha iniziato a coinvolgersi con l’Ucraina ormai in guerra, «aiutando anzitutto i profughi, che entravano dall’Ucraina in Polonia, e, poi, impegnandomi progressivamente a portare personalmente degli aiuti in Ucraina. Aiuti umanitari di cui c’era e c’è ancora tanto bisogno». Lo racconta lui stesso di passaggio a Milano.

Padre Luca Bovio
Padre Luca Bovio

Come è la situazione in Ucraina attualmente?
Sempre molto difficile. Il 25 marzo 2025 dal Dicastero per l’Evangelizzazione sono stato nominato primo direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie in Ucraina, dando così vita a tale nuova istituzione durante la guerra. La situazione, come purtroppo vediamo ogni giorno dai mass media, è complessa. Siamo ormai al quarto inverno di guerra. A Kiev si soffre molto per la mancanza di corrente elettrica: con tre/quattro ore di erogazione media giornaliera della corrente, gli ascensori, per esempio, funzionano a tratti e immaginate cosa può accadere alle persone anziane che magari abitano al trentesimo piano. Ma bisogna dire che la popolazione risponde comunque sempre con grande celerità agli allarmi, specie di notte. La metropolitana di Kiev è aperta H24 e si possono vedere migliaia di persone già preparate a trascorrervi le notti. Si portano lettini, piccoli materassi, anche tende, perché purtroppo le sirene suonano con una certa ripetitività.

La fede aiuta a sopportare la guerra?
La religiosità sorregge le persone a essere forti e di questa forza c’è davvero bisogno, coltivando la speranza che questa situazione, prima o poi, possa e debba finire. Ma penso anche alla consolazione delle famiglie che hanno avuto vittime. Spesso ci sono funerali celebrati in diversi riti, ma credo che la fede nel Signore Gesù aiuti tutti a trovare un senso a quello che succede, che non è facile e non è scontato accettare. Offre un significato alla perdita di un proprio caro, permette di pregare stringendosi attorno a lui come famiglia, ma anche come un’intera comunità. La guerra sta creando, paradossalmente, un ritorno di tante persone alla Chiesa.

Un cimitero in Ucraina
Un cimitero in Ucraina

In questo riaccendersi della fede, l’appartenenza ai diversi credi si percepisce?
Parlando con molti sacerdoti e vescovi del Paese emerge che tanta gente in cerca di Dio va proprio fisicamente a bussare alle porte delle chiese, non interessandosi neanche troppo, magari, di quale sia la Chiesa a cui si bussa. Credo che l’importante, in questo momento, sia farsi trovare pronti, presenti, aprire queste porte, accogliere le persone con le loro domande e le loro difficoltà. Grazie a questo c’è una crescita, direi, anche numerica evidente di donne e uomini che per molti motivi stanno ritornando nelle chiese e nella Chiesa.

Gli aiuti umanitari continuano ad arrivare?
C’è stato un calo enorme dall’inizio del conflitto, ma gli aiuti sono ancora estremamente necessari, soprattutto lungo la lingua del fronte che è lunghissima, oltre 1200 chilometri. È, quindi, nostro compito, anche come Pontificia Opera Missionaria, cercare di unire, lavorare in rete con l’unico scopo di dare gloria al Signore, ma anche, in questo momento storico, di essere vicino al maggior numero di persone possibile.

Padre Bovio con un camion di aiuti
Padre Bovio con un camion di aiuti

Un suo auspicio?
Purtroppo nessuno di noi ha la capacità di fermare le guerre, perché non abbiamo grandi responsabilità, però abbiamo la capacità di portare pace attorno a noi e questo è importante. Più persone costruiranno pace anche nel piccolo e a diversi livelli, più sarà possibile realizzarla nel mondo.