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«Il Segno»

Ucraina, «esserci conta più che portare cose»

Il medico lecchese Mario Tavola racconta tre anni di missioni: dai primi convogli improvvisati all’impegno con i Salesiani di Leopoli. Nel tempo l’attività si è trasformata: meno trasporto di materiali, più vicinanza alle persone. Ne parla il numero di luglio/agosto del mensile diocesano

22 Agosto 2026
Alcuni volontari impegnati nella raccolta di beni di prima necessità

Da Il Segno di luglio/agosto

Tre anni di viaggi in Ucraina hanno cambiato il significato della solidarietà per Mario Tavola, medico lecchese in pensione. Partito nel 2022, all’indomani dell’invasione russa, con l’obiettivo di trasportare aiuti umanitari, oggi è convinto che il sostegno più prezioso sia la presenza accanto a chi vive la guerra. «Per gli ucraini sapere che non sono soli conta più della quantità di materiali che riusciamo a consegnare», racconta.

Il primo convoglio, organizzato in poche settimane, raggiunse Przemyśl, al confine tra Polonia e Ucraina, con otto furgoni carichi di viveri, medicinali e beni di prima necessità destinati ai Salesiani. Da lì nacque anche l’accoglienza in Italia di dieci profughi. In seguito i viaggi sono diventati regolari, con destinazione Leopoli, dove il gruppo collabora stabilmente con una parrocchia salesiana che ospita famiglie sfollate, distribuisce pasti e porta aiuti nelle zone più colpite dal conflitto.

Il primo inverno

Tra i ricordi più intensi, Tavola cita il primo inverno trascorso a Leopoli: i blackout, il rumore incessante dei generatori, la chiesa illuminata dalle candele durante i funerali dei soldati e il cimitero militare, cresciuto nel tempo fino a occupare uno spazio immenso. «Guardando le lapidi si capisce quanto questa guerra stia divorando una generazione», osserva.

Con il passare dei mesi anche l’attività dei volontari è cambiata. Dopo la fase dell’emergenza, gli aiuti vengono organizzati sulla base delle richieste dei partner locali, evitando sprechi e lavorando in rete con altre associazioni. Soprattutto, il gruppo ha scelto di fermarsi più a lungo, condividendo il tempo con le persone e con i salesiani. «La sofferenza non segue il ritmo dell’attenzione dei media», sottolinea Tavola.

L’accoglienza dei reduci

Tra le esigenze emerse negli ultimi anni c’è quella di sostenere i reduci di guerra gravemente feriti e le loro famiglie. Da questa richiesta è nato un progetto sperimentale di accoglienza temporanea in Italia per offrire alcune settimane di sollievo lontano dal conflitto. La prima esperienza ha coinvolto un giovane padre rimasto gravemente mutilato, la moglie e il loro bambino. Un soggiorno semplice, vissuto nel desiderio di ritrovare, almeno per qualche giorno, una normalità perduta.

Per Tavola, vivere da vicino la quotidianità degli ucraini significa confrontarsi con una popolazione che continua a lavorare, crescere i figli e sperare, nonostante allarmi, lutti e privazioni. Da ogni viaggio torna con la consapevolezza che il contributo di un volontario può sembrare piccolo, ma resta prezioso. E con una convinzione: costruire la pace richiede un impegno quotidiano, fatto di informazione, responsabilità e vicinanza concreta alle persone.

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