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Tecnologia

Quasi tutti i giovani utilizzano l’intelligenza artificiale

Secondo il nuovo report EU Kids Online, l’89% degli studenti tra i  9 e i 16 anni ha usato l’IA, ma sono intimoriti dall’affidabilità delle risposte e che, un giorno, possa impigrirli

10 Febbraio 2026
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Tutti la usano, ma quasi nessuno si fida delle sue risposte. Secondo l’ultimo report di EU Kids Online, pubblicato in occasione del Safer Internet Day, l’89% dei minori tra 9 e 16 anni in Italia utilizza abitualmente chatbot nei motori di ricerca, nei social media, nei servizi di messaggistica, nelle applicazioni creative e nelle tecnologie educative. 

L’adozione di questi strumenti cresce con l’età: già a 9 anni il 70% conoscono Chat GPT e Gemini, percentuale che tocca il 98% tra gli adolescenti. La motivazione? Principalmente per studio: il 44% degli intervistati l’ha usata per riassumere o spiegare testi lunghi, perché non riusciva a trovare in fretta alternative su internet. Questa semplificazione li ha portati a riconoscere in Chat GPT una sorta di nuovo motore di ricerca, al posto di Google. 

Dopo lo studio, l’IA è utilizzata anche per ragioni più pratiche, come decidere cosa vedere in televisione o per lo shopping. I chatbot sono consultati anche per consigli di allenamento, e per opinioni su questioni personali. 

L’IA diventa di fatto il primo confidente a cui rivolgersi, ma paradossalmente non si fidano fino in fondo. Dalle risposte emerge inoltre  una preoccupazione ricorrente: il rischio di delegare troppo alle macchine e perdere capacità di base. Quasi tutti gli intervistati italiani, indipendentemente da età e genere, indicano come pericolo quello di essere “sostituiti” o di diventare meno capaci nello svolgere compiti scolastici. 

Tra chi invece non utilizza l’IA, le ragioni principali sono la mancanza di interesse (40%), la scarsa conoscenza dello strumento (39%), l’assenza di bisogno (38%) e i dubbi sulla sua utilità (34%).

In Italia risultano più alte che in altri Paesi europei anche le quote di chi ritiene che usarla equivalga a imbrogliare o rubare il lavoro di altri (22%), di chi teme per la privacy (19%) e di chi ha paura di interagire con questi sistemi (18%).

Differenze di genere

Il report segnala inoltre un divario di genere sia nella fiducia sia nell’uso esplorativo degli strumenti. Si fida dell’affidabilità dell’IA il 17% dei maschi contro il 10% delle femmine. Solo il 23% delle ragazze italiane dichiara di aver usato l’IA per metterne alla prova i limiti, contro il 36% dei coetanei maschi. Al contrario, l’uso come fonte di ispirazione creativa è più diffuso tra le ragazze e diminuisce con l’età.

«L’IA è accessibile e facile da usare – dichiara Giovanna Mascheroni, vice-coordinatrice della rete e responsabile del team italiano -. Eppure, emergono divari, soprattutto di genere e età, che riproducono le differenze fra maschi e femmine già osservate rispetto all’uso di internet. Le differenze di genere potrebbero tradursi in diseguaglianze nei benefici e nei rischi dell’IA. Dobbiamo anche ascoltare la richiesta che ci viene da bambini e adolescenti dell’’assunzione di una responsabilità collettiva, condivisa tra governi, Unione Europa, aziende, scuola e famiglia per tutelare i loro diritti e mitigare i rischi».

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