Tutti la usano, ma quasi nessuno si fida delle sue risposte. Secondo l’ultimo report di EU Kids Online, pubblicato in occasione del Safer Internet Day, l’89% dei minori tra 9 e 16 anni in Italia utilizza abitualmente chatbot nei motori di ricerca, nei social media, nei servizi di messaggistica, nelle applicazioni creative e nelle tecnologie educative.
L’adozione di questi strumenti cresce con l’età: già a 9 anni il 70% conoscono Chat GPT e Gemini, percentuale che tocca il 98% tra gli adolescenti. La motivazione? Principalmente per studio: il 44% degli intervistati l’ha usata per riassumere o spiegare testi lunghi, perché non riusciva a trovare in fretta alternative su internet. Questa semplificazione li ha portati a riconoscere in Chat GPT una sorta di nuovo motore di ricerca, al posto di Google.
Dopo lo studio, l’IA è utilizzata anche per ragioni più pratiche, come decidere cosa vedere in televisione o per lo shopping. I chatbot sono consultati anche per consigli di allenamento, e per opinioni su questioni personali.
L’IA diventa di fatto il primo confidente a cui rivolgersi, ma paradossalmente non si fidano fino in fondo. Dalle risposte emerge inoltre una preoccupazione ricorrente: il rischio di delegare troppo alle macchine e perdere capacità di base. Quasi tutti gli intervistati italiani, indipendentemente da età e genere, indicano come pericolo quello di essere “sostituiti” o di diventare meno capaci nello svolgere compiti scolastici.
Tra chi invece non utilizza l’IA, le ragioni principali sono la mancanza di interesse (40%), la scarsa conoscenza dello strumento (39%), l’assenza di bisogno (38%) e i dubbi sulla sua utilità (34%).
In Italia risultano più alte che in altri Paesi europei anche le quote di chi ritiene che usarla equivalga a imbrogliare o rubare il lavoro di altri (22%), di chi teme per la privacy (19%) e di chi ha paura di interagire con questi sistemi (18%).
Differenze di genere
Il report segnala inoltre un divario di genere sia nella fiducia sia nell’uso esplorativo degli strumenti. Si fida dell’affidabilità dell’IA il 17% dei maschi contro il 10% delle femmine. Solo il 23% delle ragazze italiane dichiara di aver usato l’IA per metterne alla prova i limiti, contro il 36% dei coetanei maschi. Al contrario, l’uso come fonte di ispirazione creativa è più diffuso tra le ragazze e diminuisce con l’età.
«L’IA è accessibile e facile da usare – dichiara Giovanna Mascheroni, vice-coordinatrice della rete e responsabile del team italiano -. Eppure, emergono divari, soprattutto di genere e età, che riproducono le differenze fra maschi e femmine già osservate rispetto all’uso di internet. Le differenze di genere potrebbero tradursi in diseguaglianze nei benefici e nei rischi dell’IA. Dobbiamo anche ascoltare la richiesta che ci viene da bambini e adolescenti dell’’assunzione di una responsabilità collettiva, condivisa tra governi, Unione Europa, aziende, scuola e famiglia per tutelare i loro diritti e mitigare i rischi».











