Probabilmente non tutti sanno che in Europa una persona su cinque fatica a permettersi cibo sano. Che il consumo di cibi ultra-processati è in aumento, soprattutto tra i giovanissimi. E che gli agricoltori più attenti alla sostenibilità (anche ambientale) fanno molta fatica ad andare avanti, a causa della concorrenza dell’agroindustria o di produttori di altre regioni del mondo, meno soggetti a regole che tutelano consumatori e ambiente.
Queste e altre consapevolezze, che riguardano una dimensione fondamentale della vita quotidiana di ogni uomo e donna (cioè alimentarsi), conducono a un’affermazione di principio e a una conclusione politica di importanza capitale: il cibo è un diritto umano che va assicurato a tutti, in quantità consone e con una qualità adeguata. Ed è arrivato il momento che l’Europa lo riconosca davvero come tale.

La fame è un fallimento politico
Con questa convinzione, più di 200 sigle della società civile continentale hanno promosso «Good Food For All – Cibo buono per tutti», campagna alla quale ha deciso di aderire anche Caritas Ambrosiana (insieme a Caritas Italiana, Caritas Europa e le Caritas nazionali di Francia, Grecia e Moldova). La campagna scaturisce dalla persuasione che la fame non sia un caso o una disgrazia, ma un fallimento politico. Per rimediare al quale i proponenti avanzano richieste circostanziate all’Unione Europea:
- sancire il diritto all’alimentazione per tutti gli individui nelle leggi e nelle politiche dell’Ue;
- operare per costruire sistemi alimentari equi e sostenibili;
- sostenere l’agroecologia e i produttori locali, i piccoli agricoltori, i lavoratori e le lavoratrici del settore alimentare;
- contrastare la concentrazione terriera e i monopoli di mercato;
- garantire prezzi equi e l’accesso a diete sane;
- vietare la speculazione sulle materie prime agricole e alimentari;
- mettere le persone, gli animali e il pianeta davanti al profitto;
- sostituire le pratiche di elemosina e assistenziali con sistemi basati sulla dignità;
- allineare la politica dell’Ue agli impegni della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e agli impegni in materia di clima;
- rafforzare il benessere degli animali.
Un milione di firme
Good Food For All non è l’ennesima petizione destinata ad avere scarsa incisività pratica, ma è una Iniziativa della cittadinanza europea (Ice), strumento democratico che consente di proporre una nuova legislazione. Per ottenere ascolto dalle istituzioni Ue, è necessario raccogliere un milione di firme in almeno sette Paesi comunitari. Se l’Ice avrà successo, il diritto al cibo diventerà un principio vincolante: le politiche europee dovranno rispettarlo, i fondi pubblici sostenere l’agricoltura locale, i sistemi di welfare garantire a tutti un accesso dignitoso al cibo sano.
Per saperne di più sull’argomento, approfondire le proposte della campagna e firmare la petizione, Caritas Ambrosiana ha creato un sito internet ad hoc (goodfood.caritasambrosiana.it). «Questa iniziativa – sostengono Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori di Caritas Ambrosiana – ha il valore di riportare la discussione sul terreno della giustizia. In primo luogo verso gli esseri umani in condizione di fragilità: non solo chi ha poco, ma anche chi il cibo lo produce, spesso vittima di meccanismi di mercato che non remunerano abbastanza il lavoro a vantaggio del profitto di pochi. Giustizia, però, anche verso il pianeta che abitiamo. Proprio oggi che i potenti sembrano dimenticare, o peggio svalutare, gli impegni collettivi per mitigare il cambiamento climatico».
Un altro tema posto dall’Ice è la partecipazione democratica: «Per quanto parziale, l’Iniziativa – concludono i direttori – permette a cittadine e cittadini europei di incidere direttamente sull’agenda del legislatore comunitario. Crediamo sia un buon antidoto per un’epoca in cui emergono disaffezione dalla politica e nostalgia verso assetti politici autoritari».




