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Alimentazione

«Good Food For All», il cibo (buono) è un diritto di tutti

Anche Caritas Ambrosiana aderisce alla Campagna internazionale promossa da oltre 200 sigle della società civile per avanzare alcune richieste all’Unione Europea. L’obiettivo è quello di raccogliere un milione di firme in almeno sette Paesi comunitari

di Paolo BRIVIO

2 Febbraio 2026

Probabilmente non tutti sanno che in Europa una persona su cinque fatica a permettersi cibo sano. Che il consumo di cibi ultra-processati è in aumento, soprattutto tra i giovanissimi. E che gli agricoltori più attenti alla sostenibilità (anche ambientale) fanno molta fatica ad andare avanti, a causa della concorrenza dell’agroindustria o di produttori di altre regioni del mondo, meno soggetti a regole che tutelano consumatori e ambiente.

Queste e altre consapevolezze, che riguardano una dimensione fondamentale della vita quotidiana di ogni uomo e donna (cioè alimentarsi), conducono a un’affermazione di principio e a una conclusione politica di importanza capitale: il cibo è un diritto umano che va assicurato a tutti, in quantità consone e con una qualità adeguata. Ed è arrivato il momento che l’Europa lo riconosca davvero come tale.

La fame è un fallimento politico

Con questa convinzione, più di 200 sigle della società civile continentale hanno promosso «Good Food For AllCibo buono per tutti», campagna alla quale ha deciso di aderire anche Caritas Ambrosiana (insieme a Caritas Italiana, Caritas Europa e le Caritas nazionali di Francia, Grecia e Moldova). La campagna scaturisce dalla persuasione che la fame non sia un caso o una disgrazia, ma un fallimento politico. Per rimediare al quale i proponenti avanzano richieste circostanziate all’Unione Europea:

  • sancire il diritto all’alimentazione per tutti gli individui nelle leggi e nelle politiche dell’Ue;
  • operare per costruire sistemi alimentari equi e sostenibili;
  • sostenere l’agroecologia e i produttori locali, i piccoli agricoltori, i lavoratori e le lavoratrici del settore alimentare;
  • contrastare la concentrazione terriera e i monopoli di mercato;
  • garantire prezzi equi e l’accesso a diete sane;
  • vietare la speculazione sulle materie prime agricole e alimentari;
  • mettere le persone, gli animali e il pianeta davanti al profitto;
  • sostituire le pratiche di elemosina e assistenziali con sistemi basati sulla dignità;
  • allineare la politica dell’Ue agli impegni della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e agli impegni in materia di clima;
  • rafforzare il benessere degli animali.

Un milione di firme

Good Food For All non è l’ennesima petizione destinata ad avere scarsa incisività pratica, ma è una Iniziativa della cittadinanza europea (Ice), strumento democratico che consente di proporre una nuova legislazione. Per ottenere ascolto dalle istituzioni Ue, è necessario raccogliere un milione di firme in almeno sette Paesi comunitari. Se l’Ice avrà successo, il diritto al cibo diventerà un principio vincolante: le politiche europee dovranno rispettarlo, i fondi pubblici sostenere l’agricoltura locale, i sistemi di welfare garantire a tutti un accesso dignitoso al cibo sano.

Per saperne di più sull’argomento, approfondire le proposte della campagna e firmare la petizione, Caritas Ambrosiana ha creato un sito internet ad hoc (goodfood.caritasambrosiana.it). «Questa iniziativa – sostengono Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori di Caritas Ambrosiana – ha il valore di riportare la discussione sul terreno della giustizia. In primo luogo verso gli esseri umani in condizione di fragilità: non solo chi ha poco, ma anche chi il cibo lo produce, spesso vittima di meccanismi di mercato che non remunerano abbastanza il lavoro a vantaggio del profitto di pochi. Giustizia, però, anche verso il pianeta che abitiamo. Proprio oggi che i potenti sembrano dimenticare, o peggio svalutare, gli impegni collettivi per mitigare il cambiamento climatico».

Un altro tema posto dall’Ice è la partecipazione democratica: «Per quanto parziale, l’Iniziativa – concludono i direttori – permette a cittadine e cittadini europei di incidere direttamente sull’agenda del legislatore comunitario. Crediamo sia un buon antidoto per un’epoca in cui emergono disaffezione dalla politica e nostalgia verso assetti politici autoritari».