Sono quelle del Messale�dell'arcivescovo Arcimboldi, uno dei codici più importanti e più preziosi dell'età rinascimentale, realizzato nel 1495 per l'investitura ducale di Ludovico il Moro.

di Luca FRIGERIO
Redazione

Una meraviglia, un’autentica delizia per gli occhi. Si tratta delle miniature che ornano il Messale Arcimboldi, una delle gemme più preziose di quel tesoro di antichi codici conservato nella Biblioteca Capitolare del Duomo di Milano. Un’opera monumentale, bellissima, databile all’ultimo quinquennio del XV secolo, nota agli studiosi per la celebre raffigurazione a tutta pagina dell’investitura imperiale di Ludovico il Moro, ma pressochè sconosciuta al grande pubblico. Anche a quello, peraltro, appassionato delle cose d’arte… Una meraviglia, un’autentica delizia per gli occhi. Si tratta delle miniature che ornano il Messale Arcimboldi, una delle gemme più preziose di quel tesoro di antichi codici conservato nella Biblioteca Capitolare del Duomo di Milano. Un’opera monumentale, bellissima, databile all’ultimo quinquennio del XV secolo, nota agli studiosi per la celebre raffigurazione a tutta pagina dell’investitura imperiale di Ludovico il Moro, ma pressochè sconosciuta al grande pubblico. Anche a quello, peraltro, appassionato delle cose d’arte… In adorazione Per questo, con l’assistenza di Laila Gagliano e di Stefano Malaspina, bibliotecari del Capitolo Metropolitano, abbiamo voluto sfogliare proprio questo magnifico volume rinascimentale, alla ricerca, in particolar modo, di immagini “natalizie”. E quel che abbiamo trovato, lo si può vedere, è stato superiore a qualsiasi aspettativa… A cominciare dalla bellissima raffigurazione della Natività, dai colori smaglianti e dal segno dolcissimo, che nello spazio di pochi centimetri e all’interno di un capolettera ci restituisce l’atmosfera sognante, quasi fiabesca, e allo stesso tempo carica di commozione, della venuta al mondo del Bambino Gesù.Maria, dai lunghi cappelli non coperti dal velo, contempla in ginocchio suo Figlio, le mani giunte in preghiera. E il Divino Infante, adagiato per terra, risplendente di luce, nudo di quella nudità che rivela la sua piena natura umana e divina, le sorride alzando le minuscole braccia verso la Madre. Quasi a sorreggere il capo di Gesù, ecco un angelo dalla tunica bianca, anch’egli prono, in adorazione. Come adorante, del resto, è Giuseppe che si sporge dietro la sua sposa, canuto, la barba grigia, proprio come la tradizione voleva fosse ritratto il fedele padre putativo: bellissimo il gesto con cui l’uomo si porta una mano alla testa, come per levarsi il copricapo, un turbante all’orientale, in segno di rispetto e di devozione davanti al Figlio di Dio. Il mistero dell’Incarnazione La scena si svolge all’aperto, e al posto della grotta o della stalla, secondo i canoni diffusi in epoca rinascimentale, ecco invece i resti di un antico edificio, simbolo di quell’epoca pagana ormai decaduta e al tramonto, crollata su se stessa, che Cristo è venuto a riscattare infondendo alla storia dell’umanità nuova vita. Si noti, inoltre, il paesaggio, semplice e straordinario a un tempo, per il modo in cui l’artista ha saputo rendere la piacevolezza della natura, rivestendola tuttavia di allusivi significati simbolici. Non è un caso, crediamo infatti, che quella roccia s’imponga in modo così evidente nel piccolo spazio di questa Natività, e proprio sopra la figura del Bambino Gesù. Come già Leonardo da Vinci nella sua Vergine delle rocce – e si osservi quanta misura, quanta armonia leonardesca vi sia in questa miniatura! -, anche qui, in quel monte roccioso, paiono riecheggiare le meditazioni stesse dei Padri della Chiesa sul mistero dell’Incarnazione, così ben riassunte, ad esempio, nelle parole di san Giovanni Damasceno: «È sorto splendente il monte del Signore, che oltrepassa e supera ogni collina e ogni montagna, l’altezza degli angeli e degli uomini: da esso senza mano umana, si è degnata di staccarsi la pietra angolare». Quella pietra angolare che è poi Cristo stesso Il giuramento nella cattedrale Non da meno, per splendore, è la miniatura che illustra poco più avanti l’adorazione da parte dei Magi, così come quella relativa alla strage degli innocenti. Ma tutto il codice, lo si diceva, è tra i più belli e i più importanti della fine del Quattrocento: e non solo in terra lombarda. Committente di un tale capolavoro fu Antonio Guido Arcimboldi, arcivescovo di Milano tra il 1488 e il 1497, durante la signoria degli Sforza, a cui fu sempre fortemente legato. L’occasione, appunto, fu quella dell’investitura del Moro, che lo stesso arcivescovo consacrò duca nel 1495 in una fastosa celebrazione in cattedrale: e proprio su questo messale, probabilmente, Ludovico prestò il suo solenne giuramento di fedeltà all’imperatore. A realizzarlo, una delle botteghe specializzate milanesi, tra le migliori d’Europa nell’arte della miniatura. Due, forse tre mani diverse realizzarono le illustrazioni: tra loro, si ipotizza, anche il giovane Matteo da Milano. Artisti, comunque, partecipi della grande tradizione lombarda e ormai consapevoli delle novità che Leonardo andava introducendo proprio in quegli anni, durante il suo soggiorno ambrosiano La Biblioteca più antica di Milano Alla Biblioteca del Capitolo Metropolitano di Milano, la prima a nascere a Milano, si accede dal Palazzo dei Canonici (Piazza Duomo, 16): è aperta nei martedì non festivi dalle ore 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30. La consultazione dei libri e dei documenti dell’archivio è consentita a studiosi e ricercatori. Per informazioni: tel. 02.72008540; email bibarchimetromi@virgilio.it –

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