Messaggio di Papa Francesco in occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità

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“La Chiesa vi ama e ha bisogno di voi”.  Con queste parole Papa Francesco inizia il suo annuale messaggio in occasione della Giornata per le persone con disabilità, indetta dall’Onu nel 1992 e che si celebra il 3 dicembre. Proprio sull’amicizia con Gesù si concentra il testo: da lì si parte e lì si torna. Perché è il legame fondante di un’appartenenza che non delude, nonostante le fragilità che ognuno vive, anche la stessa Chiesa.

Ancora una volta Papa Francesco ci sorprende perché quest’anno più che un messaggio è una specie di “lettera” che ha voluto scrivere direttamente alle persone con disabilità: “vorrei rivolgermi direttamente a voi che vivete una qualsiasi condizione di disabilità”.

Nel corso del suo scritto parla con semplicità e schiettezza di alcune forme di discriminazione, frutto di pregiudizi e ignoranza, ancora presenti anche all’interno della Chiesa stessa che non permettono alle persone con disabilità di poter appartenere e partecipare. Dall’altra parte ribadisce con forza che il Vangelo è per tutti e che: “Il Battesimo rende ognuno di noi membro a pieno di titolo della comunità ecclesiale e dona a ciascuno, senza esclusioni né discriminazioni, la possibilità di esclamare: “Io sono Chiesa!”. La Chiesa, infatti, è la vostra casa! Noi, tutti insieme, siamo Chiesa perché Gesù ha scelto di essere nostro amico.

Il titolo è sorprendente: alle persone che vengono troppo spesso definite, in senso pietistico, come “bisognose”, il Papa dice chiaramente che è la Chiesa ad aver bisogno di loro “per compiere la missione al servizio del vangelo”. È rivoluzionario questo modo di vedere del Papa, ragione per cui è assurdo che ancora oggi, nella Chiesa, possa accadere che qualcuno neghi i sacramenti alle persone con disabilità. Le motivazioni sono sempre figlie di una visione che non riesce ad andare oltre al binomio “fede-comprensione”: se una persona fa fatica a capire come può vivere un cammino di fede? È la tipica domanda di chi ha ridotto la fede a una questione intellettualistica, per cui se una persona ha un forte ritardo cognitivo è inutile farla accedere ai sacramenti.

Poi c’è la vita, la vita delle persone con disabilità che smentisce queste affermazioni perentorie, come è la storia di Dodò che vi invitiamo a leggere, insieme ovviamente al messaggio del Papa.

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