Si è svolta ieri a Milano, presso la Casa S. Giuseppe, la riesumazione delle spoglie della “Mamma di S. Vittore”, la suora della Carità di cui si attende il decreto papale di beatificazione

di Silvio MENGOTTO

Ricognizione canonica

Il 30 genniao 1995 si è aperta a Milano l’inchiesta diocesana per la beatificazione di suor Enrichetta Alfieri della Congregazione delle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret. L’inchiesta prosegue con la Ricognizione Canonica delle spoglie mortali che si è svolta ieri a Milano presso la Cappella della Piccola Casa S. Giuseppe in via del Caravaggio 10 dove risiede la Congregazione. Scopo della Ricognizione Canonica, avvenuta in forma privata, è il prelievo di reliquie. Presenti i delegati Arcivescovili mons. Ennio Apeciti e mons. Girolamo Ronchi, il notaio, responsabili dell’Asl del Comune, tanti fedeli e suore della Congregazione arrivate da tutta Italia. Tra i presenti anche la nuova Madre generale suor Nunzia venuta da Roma «perché è bello vivere questo momento come famiglia religiosa».
Dopo la lettura del Verbale degli Atti della Ricognizione Canonica, tutte le persone coinvolte nell’evento hanno prestato giuramento sulla Bibbia. Sono stati letti due pensieri scritti in date diverse da suor Enrichetta. Nel primo senza data, probabilmente risale agli anni della sua malattia giovanile (1919–1923), si legge: «La vera religiosa, dinanzi alla croce, o penetrata dalla spada risponde sempre con un sorriso… Ecco che cosa deve fare la religiosa!… Guardare Gesù e dirgli di sì, vale a dire, lasciarlo fare». Nel secondo tratto dalle “Memorie”scritte nel 1945 in ricordo della sua prigionia nel carcere di S. Vittore: «Dopo tre giorni di cella ormai il mio piano di vita era stabilito. Il giorno scorreva tutto nella preghiera, eccettuati i pochi minuti delle visite. I miei amici mi sorprendevano sempre in ginocchio e mi dicevano: “Voi fortunata che sapete e che potete pregare”. Oh! davvero… già lo sapevo da lunga data, ma ora… capivo sempre più perché tanti poveri infelici, privi di questo grande conforto, così colpiti, si davano alla disperazione… commettevano follie».
Dopo la meditazione di mons. Apeciti la bara, con le spoglie mortali di suor Enrichetta, in forma privata è stata portata nella cappella. Tra i presenti anche Stefania, la giovane «che da suor Enrichetta ha ricevuto questo enorme regalo di una guarigione prodigiosa», dice suor Nunzia. «Grazie a questa guarigione oggi ci apprestiamo alla beatificazione che speriamo avverrà molto presto perché i passi finora compiuti vanno in quella direzione».
Nel 1992 alla giovanissima Stefania i medici diagnosticarono un sarcoma inguaribile. La fede e la devozione di Stefania in suor Enrichetta, precedente la malattia, fu tale che senza una plausibile ragione scientifica, senza medicine o cure particolari, il sarcoma regredì rapidamente sino alla guarigione. Oggi Stefania è mamma di due figli e i medici non sanno dare una spiegazione scientifica della guarigione.
Dopo l’apertura della bara il corpo, soprattutto il volto di suor Enrichetta Alfieri, a 60 anni dalla sua morte, appare incredibilmente intatto nel suo profilo. Dopo il prelievo delle reliquie suor Enrichetta è stata posta in una nuova bara richiusa e sigillata.
Al termine della cerimonia è giunta la notizia che contemporaneamente a Roma i vescovi italiani hanno dato l’assenso favorevole alla beatificazione di suor Enrichetta. «Praticamente», precisa suor Nunzia, «è l’ultimo passo dei vescovi e cardinali a cui seguirà, speriamo, la firma del decreto papale di beatificazione». Solo dopo questo decreto sulla tomba si potrà aggiungere il nominativo di “beata”.

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