Don Carlo Gnocchi è nato a S. Colombano al Lambro il 25 ottobre 1902, il processo era stato aperto dal cardinal Martini nel 1986 e nei prossimi mesi sarà beatificato

di Carlo ROSSI

Sperandio Aldeni

La notizia che la Fondazione Don Gnocchi attendeva da tempo è arrivata il 17 gennaio scorso. Il Papa, Benedetto XVI, incontrando in udienza in Vaticano il prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, ha autorizzato la pubblicazione del decreto che attribuisce a don Carlo Gnocchi il miracolo che ha visto protagonista, il 17 agosto 1979, Sperandio Aldeni – recentemente scomparso – artigiano elettricista di Villa D’Adda (Bergamo) rimasto incredibilmente vivo dopo un terrificante infortunio sul lavoro. Era l’ultimo passo, il più atteso, che chiude di fatto il processo avviato nel 1986 dal cardinale Carlo Maria Martini: la solenne cerimonia di beatificazione sarà celebrata nei prossimi mesi. La notizia è stata accolta con gioia e commozione in tutti i 28 Centri della Fondazione Don Gnocchi, presieduta oggi da monsignor Angelo Bazzari, terzo successore di don Gnocchi. Festa grande anche tra gli alpini (don Carlo fu l’indimenticato cappellano degli alpini nella drammatica ritirata di Russia) e negli ambienti dell’Aido (in punto di morte don Carlo volle donare le proprie cornee a due mutilatini ciechi, quando ancora i trapianti di organi non erano regolati dalla legge). Campane a festa anche a San Colombano al Lambro, presso Lodi, paese dove don Gnocchi era nato il 25 ottobre 1902.

Carlo Gnocchi viene ordinato sacerdote nel 1925. Assistente d’oratorio per alcuni anni, è poi nominato direttore spirituale dell’Istituto Gonzaga dei Fratelli delle scuole cristiane. Coerente alla tensione educativa che lo vuole sempre presente con i suoi giovani, anche nel pericolo, allo scoppiare della guerra si arruola come cappellano volontario e parte, prima per il fronte greco-albanese, e poi – con gli alpini della Tridentina – per la campagna di Russia. Nel gennaio del ’43, durante l’immane tragedia della ritirata del contingente italiano, si salva miracolosamente. Ed è in quei giorni che, assistendo gli alpini feriti e morenti e raccogliendone le ultime volontà, matura in lui l’idea di realizzare una grande opera di carità, che troverà compimento, a guerra finita, nella Fondazione Pro Juventute.

Muore il 28 febbraio 1956. L’ultimo suo gesto profetico è la donazione delle cornee a due ragazzi non vedenti quando ancora in Italia il trapianto d’organi non era regolato da apposite leggi. Trent’anni dopo la sua morte, il cardinale Carlo Maria Martini istituirà il processo di beatificazione. La fase diocesana, avviata nell’86, si è conclusa nel ’91. Il processo si è svolto in questi anni alla Congregazione delle Cause dei Santi, a Roma, fino al 20 dicembre 2002, quando il papa Giovanni Paolo II lo ha dichiarato Venerabile, e alla firma del decreto papale dei giorni scorsi, che spiana la strada alla beatificazione di don Gnocchi.

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