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Redazione Diocesi

Inaugurato nei primi anni ’90, il memoriale è stato concepito come un centro educativo per ragazzi e adolescenti.

Unica nel suo genere, la struttura museale si presenta con un percorso che a centri concentrici s’incupisce man mano che discende dal luminosissimo ingresso che prende luce da vetrate istoriate con disegni dei bambini del campo di Therezin, al quartiere ebraico dell’Europa anni ’30 alle anguste stanze di un ghetto (dietro l’angolo sono depositate a terra fagotti e valigie: è la deportazione), fino le rotaie che portano al lager: siamo giunti nel cuore di tenebra del mondo, dove arde una fiamma perenne a ricordare il sacrificio di milioni e milioni di vittime.

La scenografia accurata e precisa, drammatica ma mai violenta, punta molto sul simbolismo come stimolo del ricordo.
Lungo il percorso ci sono filmati, fondali, gigantografie e suoni che aiutano il visitatore a immergersi gradualmente nella terribile tragedia dell’Olocausto.

A fine percorso, quattro laboratori (musica, teatro, disegno e ceramica) accolgono i giovani visitatori per stemperare attraverso una didattica a sfondo ludico lo choc della visita e per favorire un ricordo dissociato da traumi e paure.

I corsi per le guide che accompagnano i giovani visitatori sono aperti, da qualche anno, anche agli arabi israeliani al fine di recuperare il valore universale della Shoah.

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