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Redazione Diocesi

Il cammino ecumenico di pace lascia oggi, 22 giugno, la Città Santa per raggiungere Tiberiade.
Dopo una breve visita al Patriarcato Latino di Gerusalemme, i 125 partecipanti scendono verso la depressione del Mar Morto; fiancheggiando Gerico e la valle del Giordano (con breve sosta sul luogo dove, secondo la tradizione, Giovanni Battista ha battezzato Gesù) raggiungono il Monte delle Beatitudini, che sovrasta le acque del lago di Tiberiade.

L’incontro con il Patriarca Michael Sabbah ci riporta nel vivo dei problemi di questa terra martoriata.
Dopo un caloroso grazie per la nostra venuta a Gerusalemme, il Patriarca ci invita a guardarci attorno: “ Entrambi i popoli vivono tra violenza, paura, insicurezza; non sembra esserci nessuna volontà di trovare la pace: i rispettivi governi non si parlano, buoni invece i contatti tra palestinesi e israeliani”.

E si domanda: “Di chi è la responsabilità? Israele domanda sicurezza e accusa i palestinesi di terrorismo; l’Autorità palestinese chiede libertà e denuncia: ogni nostra città è una prigione. Tutt’e due i popoli soffrono: ma uno è più forte, l’altro è sotto occupazione. Credo che solo il più forte possa fare la pace”.

Che cosa possono fare le Chiese cristiane?
“Portare riconciliazione e pregare per noi – aggiunge il Patriarca – perché come Chiesa e come popoli siamo alla ricerca della pace e della giustizia: pace per i palestinesi, sicurezza per Israele; purtroppo sono solo i popoli a voler la pace e non i loro leader”.

A mezzogiorno, sul Monte delle Beatitudini, seduti a semicerchio guardando le acque del lago di Tiberiade increspate dal vento, ascoltiamo la lettura del Vangelo di Matteo (5, 1-12) e di Luca (6,20-23): beati i poveri, beati gli afflitti, beati i miti, beati i misericordiosi, beati i puri di cuore, beati gli operatori di pace…
I passi evangelici vengono meditati dal cardinale Dionigi Tettamanzi (“Su questo monte è molto significativo fare una sosta all’interno del nostro cammino ecumenico di pace, con il quale abbiamo attraversato questa terra, le comunità e i popoli che oggi abitano in situazioni di sofferenza e di pianto, di paura e di conflitto, di incertezza e di ingiustizia”) e dal Pastore valdese, prof. Daniele Garrone.

Due i pensieri di riflessione suggeriti dal Pastore Garrone: “Gesù venne qui su questo monte, si sedette e cominciò a insegnare dicendo: Beati… E’ un annuncio di felicità, di un benessere, di uno Shalom; pure il Salterio inizia così, con un annuncio di felicità, di beatitudine…
Anche noi siamo stati evangelizzati, e nel nostro cammino di pace di questi giorni abbiamo incontrato i mansueti, i facitori di pace… La prima cosa che abbiamo scoperto è che il regno di Dio non c’è ancora, ma se ne intravedono i segni”.

Il secondo pensiero prende spunto dalla differente formulazione delle beatitudini in Matteo e in Luca, laddove il primo dice “Beati i poveri in spirito” e l’altro semplicemente “Beati i poveri”.

“Spontaneamente avrei scelto Luca, ma non oggi, non dopo questo cammino di pace, perché in questi giorni abbiamo toccato con mano come in nome di Dio si possono fare grandi disastri e armare molte cause… Beati i poveri in spirito perché sono persone che si aspettano tutto da Dio, perché istaurano un rapporto intimo e personale con lui. Povero in spirito è colui che sa protestare, è quello che chiama in causa Dio e non pensa affatto che la causa di Dio sia nelle proprie mani… Beati i credenti di questo tipo!”.

Nel pomeriggio il cammino si fa itinerante: si visitano gli scavi archeologici di Cafarnao con i resti della Sinagoga e della casa di Pietro; poi è la volta di Tabgha con preghiera silenziosa in riva al lago e dentro la chiesa del Primato di Pietro; una breve sosta nel monastero benedettino dove si fa memoria della moltiplicazione dei pani e dei pesci e si scende al molo di Ginnosar, da qui in barca si raggiunge Tiberiade, sostando per un momento di preghiera nel mezzo del lago: attimi struggenti, mentre davanti agli occhi prendono forma alcuni episodi del Vangelo: la pesca miracolosa, la tempesta sedata, Gesù che cammina sulle acque…

Dopo cena si ascolta la testimonianza di padre Emile Shoufani, sacerdote cattolico di rito orientale: educatore di pace, e come tale premiato dall’Unesco nel 2003. Opera a Nazaret, dove vivono 135.000 cristiani, metà della popolazione. Nel suo ministero pastorale si è imposto questa semplice regola: se le nostre Chiese sono per la pace, allora facciamo qualcosa di concreto.
Una sua iniziativa è particolarmente nota, ed quella che gli ha fruttato il premio Unesco.
Ce la racconta così: “Come arabi un giorno ci siamo detti: perché non conoscere meglio gli ebrei e le loro sofferenze? E’ nata così l’idea di recarci ad Auschwitz. Un’iniziativa non politica, ma di corretta comunicazione. In 500 persone (150 arabi israeliani, 150 ebrei, 200 da alcuni Paesi europei) ci siamo recati nel campo di concentramento nazista per vedere, per ascoltare come gli ebrei vivono la Shoah. Ne abbiamo tratto un utile insegnamento”.
Claudio Mazza

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