Giovedì Santo – Cena del Signore Gn 1,1-3,5.10; 1Cor 11,20-34; Mt 26,17-75 «Presero Giona e lo gettarono in mare. Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; egli restò nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio. E il Signore parlò al pesce ed esso rigettò Giona sulla spiaggia». (Gn 1,15a.2,1-2.11) Giona è il profeta che non vuol ubbidire a Dio e se ne fugge da Lui. Dio lo insegue, lo raggiunge, lascia che le onde del mare lo sommergano, ma poi lo salva, perché non ne vuole la morte, ma l’obbedienza. Dopo tre giorni nel ventre del pesce, Giona ha compreso il suo peccato, Dio lo libera ed egli va a Ninive. In Giona abbiamo la disobbedienza, in Cristo c’è solo l’obbedienza. Sofferta, ottenuta nella preghiera, ma che non indietreggia nemmeno davanti alla passione e alla morte. Cristo obbedisce perché è Amore che ama il Padre e la sua volontà e gli uomini di cui vuole la salvezza. È l’Amore e offre la sua vita per amore, dà in cibo il suo corpo, da bere il suo sangue; dona tutto se stesso e a noi chiede di accoglierlo. Preghiamo Padre d’infinita bontà e tenerezza, donaci di attingere dal Cuore di Cristo trafitto sulla croce la sublime conoscenza del tuo amore, per portare a tutti le ricchezze della redenzione. (dalla Liturgia) [da: La Parola ogni giorno – NASCERE DA ACQUA E SPIRITO – Santità battesimale – Quaresima 2011 – Centro Ambrosiano]

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