Dt 19, 15-21; Sal 100(101); Lc 8,4-15 “A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole…”. (Lc 8,10) Ma che fa Gesù, discrimina? Non siamo mica tutti uguali davanti a lui? E poi quel seminatore…! Ma è cieco? Non vede la differenza tra strada, pietre, spine e terreno buono? Di fatto Gesù impiega più parole per descrivere il fallimento dell’incontro seme-campo che per raccontare il successo spropositato di quando il seme incontra il terreno buono: cioè quello che non è calpestato fino a diventare strada, non è invaso dalle pietre, non è soffocato dalle spine. Smosso, liberato dai sassi e dalle spine ogni terreno torna buono e fecondo. Il nostro cuore, la nostra esistenza devono imparare a vivere in sottrazione; come faceva Michelangelo, il quale sapeva che la scultura era già tutta presente nel blocco di marmo, bastava togliere il superfluo! Forse ci vorrà tutta la vita, ma quando il terreno buono che Dio ha messo in noi, si incontrerà con il buon seme, che è il Figlio crocifisso,”la nostra terra darà il suo frutto” (Sal 85,13). Dio ha dato, e dà sempre, il meglio di sé. Ci aspetta. Preghiamo Ascolterò che cosa dice Dio il Signore: egli annuncia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia. (dal samo 85) [La Parola ogni giorno – Comunione inseparabile con il Signore. Luogo del nostro riposo – Settimane dopo Pentecoste 2010 – Centro Ambrosiano]

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