VII giorno dell’ottava di Natale Mi 5, 2-4a; Sal 95 (96); Gal 1, 1-5; Lc 2, 33-35 «Simeone li benedisse, e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la re-surrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione, anche a te stessa una spada trafiggerà l’anima…». (Lc 2, 33-35a) Questa liturgia dell’ultimo giorno dell’anno anticipa già il messaggio di pace che contraddistingue il primo giorno dell’anno, per volontà di Paolo VI che inaugurò i discorsi dei pontefici sulla pace. Pace però non significa tranquillità, assenza di perturbazioni interiori o esteriori. La pace nella vicenda storica si guadagna anche a caro prezzo, come viene detto a Maria, una spada le trafiggerà l’anima. Gesù viene a svelare le intenzioni dei cuori, a purificare dal male, che lo conduce a passare per una lotta tra vita e morte. Questa stessa lotta, fino anche al sacrificio della vita è quella intrapresa da testimoni particolari, i martiri, che giungono fino a versare il sangue per il Vangelo. Non tutti siamo chiamati a questo modo persino violento di dare la vita, non conta la forma ai fini della testimonianza, conta invece che ciascuno si senta raggiunto dal Signore, anche nelle situazioni più improbabili, e desideri lasciar trasparire lì la sua luce e la sua pace. Preghiamo Esultino… davanti al Signore che viene: sì, egli viene a giudicare la terra; giudicherà il mondo con giustizia e nella sua fedeltà tutti i popoli. (dal Sal 96)

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