Ct 1, 5-6b.7-8b; Sal 22; Ef 2, 1-10; Gv 15,12-17 «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda». (Gv 15, 16) Gesù sceglie non in base ai meriti, ma al suo amore e alla sua fedeltà. Come ha eletto Israele, così chiama ciascuno di noi e ci rivela il nostro vero volto, quello di figli di Dio: “Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri» (Dt 7,7-8). Il suo amore ci precede, sempre. La nostra libertà è nell’orizzonte della risposta o del rifiuto, a questo amore che per primo ci chiama alla vita. Gesù ci sceglie per portare frutto. Ai discepoli di tutti i tempi è chiesta la pienezza dell’amore di Gesù: amare fino al dono supremo di sé. Questo ci è possibile non per un nostro sforzo, per innate capacità, ma – ancora una volta – per dono suo. È questa capacità di amore senza misura ciò che i discepoli chiedono al Padre e che il Padre sarà felice di concedere loro. Preghiamo Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. (dal salmo 23) [da La Parola di ogni giorno, Ragione della nostra libertà – Pasqua 2010, Centro Ambrosiano]

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