S. Andrea Ap. 1Re 19,19-21; Sal 18 (19); Gal 1,8-12; Mt 4,18-22 «Va’ e torna perché sai che cosa ho fatto per te». (1Re 19,20b) Contemplare la vocazione di un santo significa rileggere la propria realtà alla luce del vangelo, di quella parola che un giorno mi ha portato a fare delle scelte importanti, in obbedienza ad un progetto che ritengo grande, bello ed entusiasmante. Narrare con la propria vita il regno di Dio è però anche opera di grande responsabilità. Implica una continua revisione di vita per adattarci completamente al disegno del Padre. È continuo riferimento all’unico Maestro ponendo attenzione a mettere da parte qualche nostra pretesa. Certo è in gioco la nostra libertà ma è anche vero che non c’è libertà più grande di chi affida tutta la propria vita nelle mani di qualcuno. Ho posto la mia fiducia in Te, ci ricor-dano i salmi ed insieme ci invitano a lasciarci modellare come un vaso nelle mani esperte del vasaio. Questa immagine guidi la liturgia di oggi perché possiamo prendere la forma che Dio ha pensato per noi. In ogni creatura allora potremo scorgere un tratto di quel grande artista che è il Padre. Siamo così fatti a sua immagine e somiglianza. Preghiamo Poiché retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera. Egli ama il diritto e la giustizia, della sua grazia è piena la terra. Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera. (dal Sal 32) [da: La Parola ogni giorno – Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste – Santità evangelica – Avvento e Natale 2010 – Centro Ambrosiano]

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