ss. Timoteo e Tito, vescovi  2 Tm 1,1-8; Sal 88; Lc 22,24-39 "Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te", il dono per noi è la vocazione cristiana, primo anello della catena di doni che si succedono nella nostra vita da parte di Dio. (2Tm 1) Tutti dobbiamo riconoscerci uguali davanti a Dio, tutti bisognosi gli uni degli altri; nessuno può quindi innalzarsi sugli altri pretendendo di essere più di loro. Nostro modello è Gesù stesso, che si è fatto davvero nostro fratello. È il Signore e poteva farci sentire il suo potere, la sua potenza, la sua autorità: si è messo in mezzo a noi come colui che serve. "Chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve". Gesù ha voluto prendere su di sé tutte le nostre prove, tutte le nostre difficoltà, tutte le nostre debolezze, per essere veramente fratello nostro, dice la lettera agli Ebrei, e non arrossisce di chiamarci suoi fratelli, benché noi siamo tanto inferiori a lui. Lui si è abbassato il più possibile, tanto che nessuno, si può dire, è più in basso di lui. La fraternità, la semplicità fraterna si esprime anche con un affetto fraterno. A questo aspetto di uguaglianza, di semplicità fraterna nell’affetto, si unisce un aspetto più realista, più esigente: la fedeltà fraterna. Non è questione di cullarsi in bei sentimenti. Si tratta di essere veramente solidali gli uni con gli altri, specialmente quando le cose non vanno bene. Preghiamo col Salmo Tu sei mio padre, o Dio e roccia della mia salvezza.

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