Triduo pasquale – Venerdi Santo: Passione del Signore Is 49,24-50,10; Sal 21(22),17c-20.23-24b; Is 52,13-53,12; Mt 27,1-56 Pilato consegnò Gesù perché fosse crocifisso. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce:”Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” Di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. (Mt.27,26b.45-46.50) Oggi Gesù muore in croce. Poteva sottrarsi a questa fine dolorosissima e ignobile, e non la ricusa. Si lascia processare da un funzionario romano, Pilato, subisce un’onta ancora più grave quando a Lui, l’innocente che aveva fatto solo del bene, viene preferito il bandito Barabba e la folla ne chiede la liberazione. Flagellato, schernito e percosso dai soldati deve salire al Calvario portando la croce. Crocifisso in mezzo a due ladroni subisce la provocazione dei passanti che lo sfidano a scendere, se davvero è il Figlio di Dio. Lui che poteva farlo, rimane sino alla consumazione del suo sacrificio. Con un grido spirò. Ed è l’inizio della nostra redenzione, accompagnata da segni:la terra trema e si spacca, i morti risuscitano. Ciò fa dire al centurione:”Davvero costui era Figlio di Dio”. Davanti alla Croce, sia possibile anche a noi affermare: ”Tu che sei morto per me, sei il mio Dio e ti adoro”. Preghiamo “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”: sono le parole del mio lamento. In te hanno sperato i nostri padri e tu li hai salvati. E io vivrò per lui, lo servirà la mia discendenza. dal Salmo 21(22)

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