VI giorno dell’ottava di Pasqua At 10,34-43; Sal 95; Fil 2,5-11; Mc 16,1-7 «Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”». (Mc 16,6-7) La liturgia, nell’ultima delle giornate “in albis”, propone la quarta voce di evangelista – Marco – circa i fatti sconvolgenti del mattino di Pasqua, e la sua testimonianza coincide con quelle già ascoltate. Nei versetti oltre il brano liturgico (dal 9 al 20: la cosiddetta “finale di Marco”), l’evangelista, o chi per lui, testimonia che solo incontrando Gesù stesso – vivo – Maria di Magdala, i due discepoli in cammino, e finalmente gli Undici ancora esitanti riescono a trovare la forza di credere e comunicare la Risurrezione. Accogliere il mistero della Vita che non muore, dunque, è tutt’altro che facile: anche per chi ha visto segni prodigiosi, anche per chi ha ascoltato parole in viva voce, anche per chi è invitato a ricordare le Scritture, come le spiega il Maestro, con un’autorevolezza che non ha paragone con quella degli studiosi della legge d’Israele. Il crocifisso non c’è: c’è un Uomo vivo. Il luogo buio in cui avevano pensato di metterlo a tacere per sempre non ha potuto contenere la sua energia inestinguibile: fatta solo di luce, di verità di amore, nessuno spazio la può imprigionare, lo scorrere del tempo non la può esaurire. Gesù è di nuovo avanti. Ci precede. Fa strada. Ci aspetta. E noi lo vedremo con i nostri occhi. Lo ha detto Lui. Possiamo credergli, senza paura. Preghiamo Cantate al Signore un canto nuovo, cantate al Signore, uomini di tutta la terra. Cantate al Signore, benedite il suo nome, annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. (dal salmo 95) [da La Parola di ogni giorno, Ragione della nostra libertà – Pasqua 2010, Centro Ambrosiano]

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