IV giorno dell’ottava di Pasqua At 5,12-21a; Sal 33; Rom 6, 3-11; Lc 24,13-35 «“Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” Ed essi narravano ciò che era accaduto e come l’avessero riconosciuto nello spezzare il pane» (Lc 24, 32.35) Il brano – così noto – dei discepoli in cammino per Emmaus, colpisce per immediatezza e intensità: una nuova testimonianza diretta di chi si sente sfidato a credere l’incredibile: Gesù è vivo. Di fronte alla rassegnazione («Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele…») e alla delusione («…Alcune donne delle nostre ci hanno sconvolto… sono venute a dirci di aver avuto una visione di angeli i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba… ma lui non l’hanno visto») di nuovo l’esortazione a ricordare: tutte le voci della storia d’Israele convergono su un punto. Il Messia che verrà a portare libertà, la porterà passando attraverso il dolore, la morte. È lì dentro, in quel mistero buio di sconfitta, che deve germogliare il potere del Dio della vita. È in un pane spezzato e consumato che risiede la forza condivisa del cammino. Nel nostro cuore, è questa la verità che sappiamo, è questa la certezza che attendiamo; avvertirla nella nostra quotidianità ci dà una gioia inspiegabile e profonda: il dolore non ha l’ultima parola, se l’amore riesce ad abbracciarlo e accompagnarlo. Il cuore non sbaglia: il compagno di viaggio misterioso, che condivide l’angoscia ma la risolve parlando la parola di vita di Dio, è Gesù. Vivo. Preghiamo Magnificate con me il Signore esaltiamo insieme il suo nome. Ho cercato il Signore: mi ha risposto e da ogni paura mi ha liberato. (dal salmo 33) [da La Parola di ogni giorno, Ragione della nostra libertà – Pasqua 2010, Centro Ambrosiano]

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