At 3,12b-16; Sal 64(65); 1Tm 2,1-7; Gv 21,1-14 «Allora uscirono e salirono sulla barca, ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva». (Gv 21,3c-4a) Per dei pescatori l’alba indica la fine del tempo propizio per la pesca e se la notte è stata infruttuosa, essa, mentre accende il giorno, spegne definitivamente la speranza, e mentre colora di luce l’aria, spande sui cuori e sui volti le tinte oscure della delusione. Il Vangelo ci dice che proprio in questo tempo al confine tra notte e giorno (l’alba) e nel luogo anch’esso simbolico del confine tra terra e mare (la riva), Gesù si fa presen te e col suo stare offre la possibilità di un cambiamento improbabile: «Gettate la rete e troverete»; «La gettarono e…» (v. 6). La fiducia data alla parola di quello sconosciuto riempie le reti oltre ogni attesa, apre gli occhi e scioglie il silenzio dell’amarezza in voce stupita: «È il Signore» (v.7). In questo momento i discepoli non sono tutti presenti, sono solo sette, ma Gesù sta lì: non aspetta che ci siano tutti, come ora non aspetta che siamo in tanti per farsi vicino; aspetta che chi c’è si affidi a lui e così divenga testimone affidabile anche per chi non c’è. Preghiamo Aprimi gli occhi perché io veda le meraviglie della tua legge. Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore. (dal Salmo 118) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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