At 3,25-4,10a; Sal 117(118); 1Cor 1,4-9; Mt 28,8-15 «Dio, dopo aver risuscitato il suo servo, l’ha mandato prima di tutto a voi per portarvi la benedizione, perché ciascuno di voi si allontani dalle sue iniquità». (At 3,26) Suscitare-risuscitare, servo, benedizione: termini che nel discorso di Pietro hanno la capacità di evocare un passato che trova pieno compimento nella risurrezione di Gesù. Gli ascoltatori di Pietro sono figli, quindi eredi, dell’alleanza stipulata con Abramo, che essendo «padre di una moltitudine di popoli» (Gen 17,4) è anche nostro padre (Rm 4,16). Per le moltitudini dunque, è la benedizione; per i molti è versato il sangue dell’alleanza in remissione dei peccati nel morire di Gesù (cfr. Mt 26,28); per “voi per primi” e, sott’inteso, per le moltitudini poi (cfr. Rm 1,16) è la benedizione che il Risorto viene a portare. Benedizione come “parola di bene”, che dice bene e che fa bene; parola che accolta nella memoria, negli affetti, nelle azioni, ci distoglie dall’inclinazione a dire e fare male e ci rende testimoni e annunciatori di benedizione. Preghiamo Dicano quelli che temono il Signore: «Il suo amore è per sempre». Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza. (dal salmo 117) [da: La Parola ogni giorno – LA NOSTRA LETTERA SIETE VOI – Santità ministeriale – Pasqua 2011 – Centro Ambrosiano]

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