At 11, 27.-30: Sal 132; 1Cor 12, 27-31; 14, 1a; Gv 7, 32-36 «I capi dei sacerdoti e i farisei mandarono delle guardie per arrestarlo. Gesù disse: “Ancora per poco tempo sono con voi, poi vado da colui che mi ha mandato. Voi mi cercherete e non mi troverete; e dove sono io, voi non potete venire”». (Gv 7,32b-34) Farisei e capi dei sacerdoti mandano alcune guardie del tempio per arrestare Gesù, ma queste tornano a mani vuote e con qualche domanda. Dirà più avanti Giovanni (7,46) che erano meravigliati dalle sue parole e si giustificheranno: “Mai un uomo ha parlato così!” A chi gli chiede da dove viene, Gesù risponde “sono con voi”, anche se ancora per poco. E questo poco tempo è il tempo per convertirsi a lui, per invertire la rotta, per accogliere la luce. È il tempo per uscire dall’incredulità, dai pregiudizi che non consentono di accogliere come Figlio di Dio chi si lascia uccidere pur di salvarci. Lui abita un luogo che non conosciamo e non ci è dato di raggiungere. È il luogo da dove è venuto e dove va: è la dimora presso il Padre. A questa dimora potrà condurre i fratelli dopo essere passato per l’esperienza della Croce. Là ci preparerà un posto, perché nella casa di suo Padre c’è molto posto. Di fronte a Gesù ci è chiesto di scegliere: o farlo entrare nella nostra vita, lasciandoci provocare dalla sua parola e “convertendo” la nostra immagine di Dio, o lasciarlo fuori. Anche oggi, come per i discepoli, questa decisione interpella la libertà di ciascuno. Preghiamo Annunziate con voci di gioia che risuoni ai confini della terra: “Il Signore ha liberato il suo popolo”, alleluia. (cfr. Is. 48,20) [da La Parola di ogni giorno, Ragione della nostra libertà – Pasqua 2010, Centro Ambrosiano]

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