At 8,1-8; Sal 65; Gv 6,35-40 «Il Signore Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzati gli occhi, vide una grande folla che veniva da lui». (Gv 6,1-5a) Gesù non è più a Gerusalemme, dove vogliono ucciderlo. Ora è in Galilea, tra Cafarnao e Tiberiade, seguito da una grande folla. La folla lo segue perché ha visto i segni sugli infermi e cerca uno che sazi la sua fame. Gesù passa al di là del mare, e sale sul monte: è l’inizio di un nuovo esodo. Mosè era salito sul monte per ricevere le Dieci Parole di vita per il suo popolo. Gesù, la Parola del Padre, sale sul monte per dare se stesso come pane di vita. È vicina la Pasqua. Nei racconti dell’ultima cena si dice che Gesù, prima di spezzare il pane, alza gli occhi al cielo. Qui no: li alza sulla folla. Giovanni ci ha già detto che Gesù è sempre unito al Padre e compie la sua opera. Il suo sguardo è sempre fisso nello sguardo del Padre. Qui l’evangelista sottolinea che, proprio perché Figlio, Gesù si è fatto piccolo, servo di tutti. Si è posto in basso e da questa posizione alza gli occhi verso i fratelli. È questo desiderio di donare l’amore che ha ricevuto dal Padre, che fa di Gesù il Pane della vita. Un pane che non si compera e non si vende, perché è dono gratuito. Un pane che sazia perché trasforma il nostro bisogno in luogo di relazione e di comunione. Un pane che dona la vita stessa di Dio. Preghiamo Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame. (dal salmo 32) [da La Parola di ogni giorno, Ragione della nostra libertà – Pasqua 2010, Centro Ambrosiano]

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