S. Francesco Saverio, sacerdote Ez 12, 8-16; Sal 88; Sof 2, 1-3; Mt 16, 1-12 «Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi?». (Mt 16, 3b) Interpretare i segni dei tempi! La stagione post conciliare sembrava segnata da questo imperativo che doveva fare da guida all’aggiornamento della Chiesa chiesto da Giovanni XXIII. Aggiornare o rimanere fedeli alla tradizione? Un dilemma falso se letto solo in chiave ideologica, il vero compito della Chiesa è sempre quello di essere nell’oggi, capace di incrociare le domande e le attese, gli slanci e i progetti degli uomini in mezzo ai quali vive. Chiamata a condividere le gioie e le speranze le attese e le angosce degli uomini di oggi (Gaudium et Spes 1) la Chiesa ha bisogno del contributo dell’intero popolo di Dio, ma in modo speciale dei laici che, con gli uomini del proprio tempo, condividono la vita quotidiana. Ha bisogno delle loro competenze culturali, tecniche e scientifiche, ma anche della loro sapienza e saggezza. Con il loro contributo devono aiutare i Pastori a farsi interpreti del proprio tempo. Preghiamo Felice chi si dedica alla sapienza, e ragiona con la sua testa per andare in fondo alle cose. Felice chi segue la strada della sapienza, e cerca di capire i suoi segreti. (cfr. Sir 14, 20-21)

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