Istat e Fio.PSD hanno divulgato i risultati del censimento sui senza dimora realizzato lo scorso 26 gennaio, quando i volontari della Federazione hanno trascorso una notte tra le vie delle principali città italiane per monitorare l’ampiezza del fenomeno.
I dati raccolti sono la fotografia di quella notte, dietro alla quale c’è stata una preparazione durata quasi un anno. Per ridurre il più possibile l’area del ”grigio” è stato necessario che gli operatori avessero il quadro più chiaro possibile del contesto, in modo tale che già in parte “conoscessero” la situazione che avrebbero incontrato. «Istat ha mappato le strutture di accoglienza, analizzandone l’organizzazione, come per esempio gli orari di ingresso e uscita – racconta Agnese Ciulla, che per la Fio.PSD è la responsabile dei rapporti con enti locali e regioni – . È stato inoltre definito il perimetro delle aree da monitorare».
Sono state escluse dalle rilevazioni per esempio le aree in cui non risultava una presenza abituale di senza dimora, e sono stati definiti in anticipo i livelli di sicurezza delle zone. È stato inoltre attivato un raccordo con gli ospedali per verificare eventuali presenze o segnalazioni già note.
Un’ulteriore premessa da tenere in considerazione quando si osservano i dati che riguardano Milano è il contesto in cui sono stati ottenuti. Il censimento infatti è avvenuto alla vigilia delle Olimpiadi, quando «diversi organi di stampa avevano segnalato possibili spostamenti di persone sul territorio – puntualizza Ciulla -. Si tratta quindi di un dato che descrive quella singola notte, ma che deve essere interpretato come parte di un fenomeno più ampio».

Dove passano la notte
I numeri di Milano raccontano di 1.641 persone identificate, e sono solo coloro che è stato possibile rilevare nel corso della notte. Uno degli elementi che emerge è come la maggior parte di loro (1.040) abbiano trascorso la notte all’interno di una delle 25 strutture di accoglienza della città, mentre 601 persone abbiano trascorso la notte all’aperto. Per questi ultimi, il dato sulle sistemazioni in strada rivela una distribuzione quasi paritaria: il 44,7% ha dormito in spazi pubblici aperti come piazze o parchi, mentre il 40,7% ha cercato riparo tra i portici o i sottopassi.
Ma per questo segmento la strada era l’unica scelta? Non esattamente, perché quella notte nelle strutture milanesi quasi 300 posti letto sono rimasti vuoti. Le ragioni su come mai non siano stati riempiti tutti i posti disponibili sono da tempo note agli operatori, e sono spesso legate alla difficoltà degli utenti di accettare le sistemazioni comunitarie dei dormitori o alla paura di abbandonare il posto dove sono soliti trascorrere le giornate.
Come aveva infatti osservato dopo i decessi di gennaio Alessandro Pezzoni, responsabile dell’area grave emarginazione di Caritas Ambrosiana, il principale limite del Piano Freddo del Comune di Milano è la sua configurazione. I dormitori sono utili e rispondono a questa emergenza, soprattutto sui grandi numeri (allo scorso febbraio quasi 700 persone erano state accolte negli 11 centri attivati per l’inverno, in aggiunta a quelli ordinari attivi tutto l’anno), ma essendo organizzati come dormitori collettivi, sono difficilmente accessibili da parte di chi ha dipendenze o disturbi psichici gravi. «Alcune di queste vittime erano in condizioni di fragilità estrema – aveva raccontato a febbraio Magda Baietti, presidente dell’Associazione Ronda Carità e Solidarietà Milano ODV, commentando il decesso di due senza dimora in quei giorni – e spesso chi presenta questi problemi non vuole essere assistito e rifiuta le strutture».
Chi vive in strada, spesso portatore di fragilità estreme, rischia letteralmente la vita. Solo nel 2025 sono stati 414 i decessi registrati, ma il numero reale potrebbe essere più alto, poiché molte morti non vengono segnalate. I dati del fenomeno sono raccolti sempre dalla Fio.PSD, che da più di sei anni li aggiorna in un database nazionale. In questi primi quattro mesi del 2026 in Lombardia sono stati segnalati già 27 episodi.
In crescita i giovani e le donne
L’analisi demografica del censimento scardina invece l’immagine stereotipata del senza dimora anziano, e ci racconta casomai la crescita dei giovani in strada. A Milano, i senza dimora nella fascia tra i 18 e i 30 anni rappresentano il 20,5% degli ospiti nelle strutture. La media nazionale del censimento si attesta invece al 15,3%.
Sul ringiovanimento della popolazione di strada, la stessa Ciulla segnala come esista una corrispondenza con le politiche legate alle migrazioni. «Le persone perdono il permesso di soggiorno e si ritrovano in strada e quindi sono più giovani». Questa fascia di età è inoltre più difficile da intercettare dai servizi, in particolare per le ragioni che li portano a diventare senza dimora, legate soprattutto all’uso di stupefacenti, legami familiari fragili o condizioni psichiatriche.
A Milano anche i numeri sulle donne sono in crescita: nel 2026 sono il 6% del totale. Ciulla racconta che la crescita di donne senza dimora a Milano è emersa soprattutto all’interno delle strutture d’accoglienza, che nel tempo hanno dovuto calibrare le proprie risposte d’intervento per questa utenza.
Un dato che secondo Ciulla è utile ricordare su Milano sono le persone accolte in abitazioni o che hanno una esperienza di seconda accoglienza legata alla casa: «A Milano circa 450 persone hanno già intrapreso questo percorso. È un dato che mostra come l’accoglienza non avvenga solo tramite interventi emergenziali, ma come si può arrivare invece a un passaggio successivo, verso una fase di stabilizzazione».









